“Non bruciamo anche le Regole della democrazia”

Il dibattito che sta sempre più crescendo in Città e nel territorio in merito all’affidamento pluriennale del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti a SILEA registra nuove puntate che meritano alcune sottolineature e precisazioni.

Lo scorso martedì 1 dicembre 2015, il Consiglio Comunale di Lecco, che rimane la Città capoluogo, ha votato all’unanimità, l’affidamento del servizio di raccolta e smaltimento, fino al 2029, alla società SILEA.
Un atto, a nostro giudizio dovuto, considerando che questa Società, di proprietà dei Comuni del territorio, ha, o per meglio dire dovrebbe avere, questa attività come missione aziendale.
L’anomalia, positiva, è che questo voto sia avvenuto all’unanimità dopo le necessarie precisazioni di non automatica adesione al devastante progetto di teleriscaldamento, sul quale dovrà avviarsi quel necessario e, fino ad ora inesistente, confronto democratico.

Non ci iscriviamo alla partita mediatica che vuole individuare vincitori e vinti, che pure sembra appassionare tanto alcuni consiglieri di maggioranza e tagliare trasversalmente altre forze politiche, ma plaudiamo ad un metodo di confronto e dibattito, finalmente democratico, che, se ripetuto, potrà solo portare beneficio ai cittadini lecchesi ed ai loro numerosi problemi. Un contributo a tutto tondo apprezzabile.

Chi non sembra capace di nascondere la propria stizza ed il proprio malcontento, nel vedere la politica riappropriarsi del proprio ruolo, è l’Amministratore Unico di Silea, p.i. Mauro Colombo. Forse sorpreso dal non aver registrato un’approvazione “bulgara” del proprio diktat, come avvenuto in altri Comuni del territorio che hanno approvato il documento “velina” preparato dalla Società senza se e senza ma, non ha perso occasione per dare fiato alla bocca con un intervento, che non aggiunge nulla ai suoi passati interventi in merito.
Il nostro supereroe dell’incenerimento, ancora una volta, pretende di dettare le linee politiche in tema di raccolta e di incenerimento, dimenticando che tale compito e ruolo è di spettanza di chi è stato legittimamente eletto e siede nei banchi delle Istituzioni.

Sono i Consigli Comunali, tra l’altro espressione di quei Comuni che sono i suoi datori di lavoro, i depositari del definire, nell’interesse dei cittadini, le linee programmatiche alle quali Lui, come Amministratore della Società partecipata, deve attenersi. Per questo il confronto democratico non solo è legittimo, ma anche doveroso. Se non lo capisce, o non lo accetta, è probabilmente doveroso che rifletta sulla opportunità di rivestire quel ruolo.

Persino nel merito delle cifre le sue dichiarazioni sono preoccupanti. Lui dice “L’impianto di termovalorizzazione è comunque autorizzato ad operare fino al 2030 al massimo carico termico (163.020 Mj/ora). Il calore prodotto dall’impianto, tolta la parte necessaria utilizzata per produrre energia elettrica, viene attualmente disperso: si parla di circa 100 mila MWt.”
Nel progetto è scritto, e nelle sue dichiarazioni è ribadito, che l’eventuale, ed a nostro giudizio non auspicabile, teleriscaldamento, sarà in funzione dal 2019 e che genererebbe, a pieno carico e senza intoppi, alle tariffe attuali, tutte da confermarsi sul periodo, un fatturato di circa 8 milioni di euro annui.
Ciò potrebbe forse avvenire nel caso di assenza di intoppi ed imprevisti, sempre da prevedersi, con sempre e costante massimo carico termico e, quindi, con la necessaria ricerca di sempre maggiore quantità di rifiuto dalla provenienza e composizione incerta da incenerire, con tariffe stabili e sempre elevate.

Una condizione ottimale difficilmente raggiungibile.

Inoltre, nell’affermare ciò, Mr. Scintilla, così chiameremo ora ed in futuro il nostro supereroe, dimentica, volutamente, i costi inizialmente previsti ed, evidentemente sottostimati, di 55 milioni di euro di investimento, tutti da verificare e, probabilmente, largamente insufficienti, oltre ai danni sociali (città sventrate), ambientali (ricadute fumi ed emissioni di polveri ultrasottili) e sanitarie (incidenze sulle salute).
In poche parole un progetto che, nella migliore delle ipotesi, non solo non genererà i ricavi dichiarati dall’Amministratore Unico, ma anzi, potrebbe, presumibilmente, determinare perdite più o meno rilevanti, generando, questo sì, danni collaterali enormi per i cittadini dei territori interessati.
Un progetto che per poter essere attuato impedirà la messa in atto delle linee di indirizzo uscite dal nostro Consiglio Comunale, orientate all’incremento delle raccolte differenziate ed alla riduzione di rifiuti indifferenziati prodotti.

A nostro giudizio un esempio di cattiva gestione e di scarsa managerialità che espone la Società al rischio di un flop anche economico e che fa seguito, e vuole coprire, i macroscopici errori compiuti con il potenziamento del forno portato a 123.000 tonnellate annue a fronte di una necessità provinciale di poco più di 50.000 tonnellate annue e quindi ad una capacità impiantistica ampiamente sovradimensionata rispetto alle esigenze del territorio. Ora basta!!!

Il p.i. Colombo smetta di ricoprire ruoli e prerogative che non sono proprie della sua funzione e si occupi di ciò per cui è retribuito: far funzionare al meglio SILEA.
Si occupi di risolvere il problema della sporcizia delle nostre strade sempre più indecorose. Si occupi di migliorare il sevizio di raccolta e ridurre costi e tariffe a carico dei cittadini. Si occupi di risolvere i problemi del compostaggio di Annone con tutti i connessi danni ambientali e di odori, che tanto hanno procurato disagio alle popolazioni limitrofe. Questi sono i suoi compiti e su questo gli chiediamo risposte concrete.

Lasci gli indirizzi politici a chi è preposto a farlo.

Allarmante ed inquietante, poi, e che prontamente restituiamo al mittente (Mister Scintilla), è l’affermazione che il Comune di Lecco debba stare attento perché in fondo è socio solo al 23%. Come dire noi controlliamo gli altri voti, tutto da dimostrare, e facciamo ciò che vogliamo. Un messaggio trasversale inaccettabile.
Dal dibattito in Consiglio Comunale di Lecco, inoltre, è emerso, ed è stato scritto nero su bianco nel documento approvato unanimemente, che gli Amministratori che nella precedente legislatura hanno rappresentato la Città nei rapporti con SILEA, hanno definito indirizzi e, non dimentichiamolo, contribuito a deliberare ingenti spese sempre a danno dei cittadini, senza avere il mandato dei Consigli Comunali.
In poche parole hanno agito in una autonomia incontrollata ed incontrollabile in palese violazione dell’articolo 42 del Testo Unico degli Enti Locali, comma 2, paragrafo g), il quale a proposito delle “Attribuzioni dei Consigli Comunali” sancisce che il Consiglio Comunale ha competenza in materia di indirizzi da osservare da parte delle aziende pubbliche e degli enti dipendenti, sovvenzionati o sottoposti a vigilanza. Un deficit di democrazia che, probabilmente, tanto piace anche al p.i. Mauro Colombo.

La nostra richiesta ed auspicio, è che questa vicenda non si chiuda solo con le scuse di Sindaco ed Amministrazione, ma che su tutto ciò si indaghi a fondo e si faccia chiarezza. Se qualcuno è andato al di là delle sue deleghe e prerogative di legge, venga perseguito nei luoghi propri da chi ne ha titolo e funzione.

Gruppo Stampa – MoVimento 5 Stelle Lecco

Parere dell’AGCM sull’affidamento del servizio idrico a LRH – Note a margine di Massimo Riva

Il parere dell’Autority non fa che confermare le criticità che avevamo avuto modo di evidenziare ed illustrare nelle Commissioni Consiliari ed in Consiglio Comunale.
Criticità ad oggi non ancora sanate.

A questo punto ci auguriamo che prevalga il buon senso nell’interesse dei cittadini del territorio lecchese e che si possa tornare a discutere e poi percorrere l’unica soluzione realmente rispettosa delle prescrizioni referendarie e della normativa: la creazione di un’Azienda Speciale Consortile di diritto pubblico.

Così facendo, il bene comune acqua sarebbe sottratto alle logiche privatistiche e di mercato e finalmente vedremmo rispettato quanto sancito da 27 milioni di italiani con il referendum del 2011.

Nella consapevolezza che l’attuale percorso che vede LRH affidataria diretta del Servizio, senza averne i requisiti, rischi concretamente di portare a gara il servizio idrico, ci dichiariamo da subito disponibili ad un confronto nel merito della proposta di creazione di una Azienda Speciale.

Massimo RivaGruppo Consiliare MoVimento 5 Stelle

La Provincia sta per morire: mancano I fondi per I servizi essenziali, ma i convegni si fanno sempre!

villamonasteroIl 17, 18 e 19 settembre si è tenuto a Villa Monastero, a Varenna, un convegno dal titolo “La nuova disciplina dei contratti pubblici tra esigenze di semplificazione, rilancio dell’economia e contrasto alla corruzione”.
Hanno contribuito a finanziare l’evento fra gli altri: la Regione Lombardia, la Provincia e il Comune di Lecco, l’Unione delle Province Lombarde.
La direzione organizzativa è stata affidata al Segretario e Direttore Generale della Provincia di Lecco Amedeo Bianchi. Tra i partecipanti abbiamo visto: Giorgio Giovannini (Presidente del Consiglio di Stato), Raffaele Cantone (Presidente Autorità Nazionale Anticorruzione), Giovanni Legnini (Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura), Giovanni Pitruzzella (Presidente Autorità garante della concorrenza e del mercato), Giancarlo Coraggio (Giudice della Corte Costituzionale), Bruno Tabacci (Presidente Commissione Bicamerale per la semplificazione), Bernardo Giorgio Mattarella (Professore ordinario di Diritto amministrativo Università di Siena), Marco Gay (Vice Presidente Confindustria e Presidente dei Giovani Imprenditori) e Sergio Rizzo (giornalista, responsabile redazione economica romana del Corriere della Sera).

Convegno-VarennaUna carrellata di ospiti e relatori da far invidia ad un convegno dello SDA Bocconi, con la differenza che magari, a Milano, la partecipazione non sarebbe costata “solo” 350 € a testa ma, soprattutto, non sarebbe stata a totale carico dei cittadini.

L’introito per l’ente organizzatore (La Provincia di Lecco) è stato irrisorio, rispetto ai costi che i cittadini lecchesi si sono accollati a loro insaputa. Decine di migliaia di euro per una superflua passerella di personaggi a cui in realtà è stata omaggiata la solita vacanzina a carico nostro. Perché vi domanderete? Perché i contributi da parte del Consiglio di Stato, entrate vincolate e contributi di altri enti (pubblici) vari, non sono forse soldi pubblici derivati dalle tasse che i cittadini pagano ogni anno?

Dalla Deliberazione N° 5 del 04-02-2015 del Consiglio Provinciale si evince che la bozza tecnico–contabile per la predisposizione del bilancio 2015 inviata dal Dirigente del Settore Bilancio all’Amministrazione Provinciale con comunicazione del 30.10.2014 prot. n. 54151 evidenzia:“… uno squilibrio di parte corrente di oltre – 12,9 milioni di Euro che, in previsione dell’approvazione del disegno di legge di stabilità 2015, nel 2015 sale a -20,2 milioni di Euro, nel 2016 a -27,7 milioni di Euro e nel 2017 a – 35,2 milioni di Euro”. Inoltre si conferma l’impossibilità per l’Ente di garantire il rispetto degli obiettivi del patto di stabilità per il 2015 e 2016 pur senza prevedere nuovi investimenti in scuole, strade, argini e rive fluviali od altre opere pubbliche, certamente più utili, per l’intero triennio 2015/2017.
Il quadro finanziario 2015 delineato conferma quanto era già stata inviato al Ministero dell’Interno con la due-diligence da cui si evidenziava uno squilibrio tendenziale 2015 di circa – 5,7 milioni di Euro, solo considerando le spese obbligatorie.
Ne consegue che con le risorse disponibili non è possibile per tutta l’annualità 2015 il finanziamento di tutti i servizi finora garantiti. Con l’ultima deliberazione del consiglio provinciale 48 del 03-08-2015, si è ribadita ulteriormente l’impossibilità di raggiungere gli equilibri finanziari e gli obiettivi del patto di stabilità.

In questa situazione fallimentare ove si negano e precludono, per mancanza di fondi, servizi essenziali per i cittadini, in un regime di spending review ove le Provincie sono chiamate alla eliminazione delle spese inutili e degli sprechi, spicca questa singolare iniziativa.

Ora chiediamo al Presidente Flavio Polano, al Consigliere Delegato al Bilancio, Giuseppe Scaccabarozzi, e all’intero Consiglio: viste le impossibilità della Provincia di far fronte ai bisogni dei suoi cittadini, di giustificarci l’utilità delle spese che sono state sostenute e che ricadono sulle nostre spalle, per il personale interno distolto dalle sue funzioni, gli hotel, le cene di gala, i trasporti, gli omaggi e le regalie ai partecipanti e quant’altro.
Probabilmente, per gli addetti ai lavori veramente interessati agli argomenti trattati, sarebbe bastato organizzare un corso digitale da seguire comodamente dalla propria scrivania e, soprattutto, organizzato dalle associazioni di Avvocati, Commercialisti o dalle Università e non certo da enti pubblici.

Con delibera del consiglio nr. 30 del 20/05/2015 sono stati preventivati oneri per circa  €80.300 soldi che potevano essere spesi, ad esempio ed a nostro parere, per il riscaldamento invernale delle nostre scuole per le quali si preannuncia un inverno molto “rigido” alla luce della mancanza dei fondi necessari a garantire il servizio; oltre alla questione irrisolta degli assistenti di sostegno mancanti, come i recenti fatti di cronaca ci evidenziano.

Quando si hanno pochi soldi occorre qualificare la spesa sui bisogni reali e non scialare per dare evidenza ad amici e compari. Quando riusciremo a vedere un’Amministrazione che si comporti con buonsenso?

Ponte Azzone Visconti: “Vecchio”, ma sempre d’attualità!

 ponte-vecchioIn pieno clima vacanziero, in un’estate torrida, sotto il sole ferragostano, torna di attualità un problema: quello della viabilità connessa al Ponte Azzone Visconti (Ponte Vecchio per i lecchesi) che aveva avuto il suo apice nello scorso autunno.rotondina-ponte-vecchio La decisione malefica del “trio delle meraviglie” (Vice Sindaco ed Assessore ai Lavori Pubblici del comune di Lecco dell’epoca e Sovraintendente), dapprima di chiudere e poi di rendere agibile il ponte solo in una direzione, avevano suscitato polemiche ed aperto discussione.

Il M5S lecchese, oggi come allora, ritiene tale decisione non solo immotivata ma, soprattutto, fortemente penalizzante per i cittadini.

pescate_chiusura_ponteTra i più accesi contestatori del provvedimento il Sindaco di Pescate che, con un atto di prepotente imperio, arrivò, il giorno di San Nicolò, alla chiusura dell’accesso al Ponte Manzoni. Perché? A suo dire per difendere i suoi concittadini, a nostro parere per mania di protagonismo che al Sindaco padano sicuramente non manca.
Successivamente si arrivò alla mediazione della Provincia con un accordo che prevederebbe il raddoppio delle corsie in entrate al Ponte Kennedy per compensare l’impedimento all’accesso dal Ponte Azzone Visconti. Una follia, di cui si faranno carico, come disagi, sicurezza e inquinamento, i residenti del quartiere Lazzaretto di Lecco e del Porto di Malgrate.

Ora il tema si ripropone perché il nuovo Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Lecco, Corrado Valsecchi, prima di dare il via libero definitivo, ha espresso l’opinione, legittima, di un ripensamento. Vuole, a ragione, che l’intervento sia valutato nella sua interezza, complessità e, soprattutto, ricaduta sulle vie di traffico limitrofe ai ponti della Città.
Intervento e preoccupazioni di buon senso, finalmente, nell’interesse dei cittadini lecchesi che non possono essere considerati di serie B rispetto a quelli dei paesi vicini.
Sull’argomento ci siamo già espressi, sia nel comunicato dello scorso 6 dicembre, ma soprattutto, nella nostra proposta di soluzione come indicata nel nostro programma elettorale per Lecco 2015.
Ribadiamo: “A nostro giudizio la viabilità sul Ponte Vecchio va ripristinata nei due sensi di marcia completando la rotonda in Comune di Galbiate. Il traffico sul Ponte Vecchio dovrà essere interdetto ai soli mezzi pesanti. Questa soluzione richiede di trovare una diversa modalità di passaggio a pedoni e ciclisti. Considerando che l’opinabile parere della Sovraintendenza, ha impedito il ripristino delle precedenti passerelle, regalandoci, in compenso, quegli orribili parapetti che hanno deturpato il ponte e la sua storica architettura, occorre trovare soluzione diversa. Noi abbiamo individuato un paio di soluzioni, a basso costo, rapidamente realizzabili, che colleghino effettivamente le ciclabili e pedonabili già esistenti sul territorio di Lecco e su quello di Pescate, realizzando un autentico circuito di passeggio a lago.
La prima prevede il rendere usufruibile la parte inferiore del ponte ferroviario in acciaio, localizzato ad un centinaio di metri di distanza. La seconda soluzione, alternativa alla prima, prevede il realizzo di una passerella pedonale e ciclabile, a struttura metallica leggera, architettonicamente armonica, come se ne vedono tante sui fiumi svizzeri, austriaci, tedeschi e di altri Paesi centro-europei. La passerella potrebbe essere realizzata a ridosso del Ponte Azzone Visconti che usufruirebbe del vantaggio di poter essere ammirato e fotografato dai turisti senza pericoli, e congiungere direttamente le esistenti piste pedonali e ciclabili lungo l’Adda.

Considerando che il Consigliere Provinciale delegato alla partita ha dichiarata l’esistenza di una totale copertura alla spesa per la sistemazione viabilistica del Ponte Kennedy, malgrado il dichiarato, a breve, stato di insolvenza dell’Ente, e considerando che il costo dell’intervento, in particolare la passerella che non necessiterebbe di permessi ed accordi con le F.S., è molto simile, manca solo un po’ di buona volontà e di buon senso per procedere con quanto da noi suggerito.
A questo proposito ci fa piacere sottolineare come un autorevole imprenditore lecchese, nonché amministratore pubblico, quale l’attuale Presidente della Canottieri Lecco si sia espresso esattamente nel senso delle nostre proposte.
La nostra disponibilità ad un confront sul tema, con tutti gli interessati, è totale.

La tassa sui rifiuti: pagare meno ottenendo meno, non vuol dire risparmiare!

rifiuti_parcoNel numero di martedì 11 agosto de “La Provincia di Lecco” a pagina 11, nella rubrica Economia, è apparso un lungo articolo dal titolo “La tassa sui rifiuti: il Comune di Lecco tra i meno costosi”. Il titolo, già di per sé, è particolarmente fuorviante perchè sembra sottolineare una virtuosità inesistente. Nel leggere il testo, tratto e ispirato da una classifica pubblicata da “il Sole24ore” ove si andrebbe dal meno al più virtuoso, Lecco compare al 79° posto su 104 capoluoghi di Provincia: ciò significa al 25° posto tra i meno costosi. Niente podio nè top-ten come trasparirebbe dal titolo! Premesso che, nell’articolo, non è specificato come tale classifica sia stata compilata (se considerando solo i nuclei familiari, come sembrerebbe, o anche le attività commerciali e produttive), occorrerebbe avere volontà di esaminare i numeri al di là dei dati formali.
rifiutiNon ci soffermeremo sul tema raccolta differenziata, tariffazione puntuale e relativi risparmi, per i quali abbiamo già espresso più volte, anche nel nostro programma elettorale di Lecco 2015, la nostra opinione e le nostre proposte e per le quali continueremo la nostra battaglia politica anche attraverso il nostro Consigliere Massimo Riva, ma ci limitiamo a un paio di considerazioni:

  • Affermare, come scritto nell’articolo, che la tassa si sarebbe ridotta del 7,2% rispetto al 2010, significa solo leggere i numeri ma, non saperli o volerli interpretare e, in definitiva, gettare fumo negli occhi. Formalmente quanto scritto può essere esatto (salvo controlli, i numeri sono numeri), di fatto, però, è un falso ideologico in quanto bisogna chiedersi: Quale servizio c’era nel 2010? Quanti erano i giri settimanali di raccolta? Quale fosse il livello di pulizia generale della Città? Se eliminassimo ogni raccolta, probabilmente, saremmo primi con la Tari più bassa, ma a quale prezzo?
I cittadini lecchesi ne sarebbero lieti? Nel presentare questi dati occorrerebbe, quindi, evidenziare che la Tari è sì scesa, in cinque anni, del 7,2% ma con un servizio che, per la sola raccolta domiciliare, si è ridotto di circa il 50%.
  • Il fatto che i cittadini lecchesi siano vessati da tariffe eccessive e ulteriormente riducibili, rispetto al servizio loro destinato, è testimoniato dai bilanci stessi di SILEA: gli accantonamenti per futuribili, fantasiosi, deleteri e devastanti progetti come il teleriscaldamento sono quantificati in circa 3,5 milioni di euro, solo per Lecco. Ciò significa che sono milioni di euro di tariffazione eccessiva ed eccedente pagata dai cittadini lecchesi e a loro sottratti.

A nostro giudizio una società pubblica di servizi dovrebbe concentrarsi sui propri compiti, migliorando e adeguando le tariffe ai costi effettivamente sostenuti. Se un’amministrazione societaria virtuosa è capace di garantire un livello di servizio adeguato (e non è il nostro caso!) a costi inferiori, i risparmi devono ritornare come beneficio sulla riduzione di tariffa (tassa) da applicare ai cittadini e non finire accantonati per scopi equivoci.