“Interpellanza al Consiglio Regionale della Lombardia su AIA rilasciata a Silea Spa”

I gruppi lecchesi del MoVimento 5 Stelle, per mezzo del Consigliere Regionale Gianmarco Corbetta, hanno depositato in data 9 gennaio 2015 un’interrogazione con risposta, rivolta alla Giunta Regionale della Lombardia, avente per oggetto l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata all’azienda Silea Spa ed il relativo aumento della quantità di rifiuti inceneribili dal forno di Valmadrera conseguente lo sfruttamento del pieno carico termico.

Il territorio lecchese, con tendenza costante, ha prodotto negli ultimi sette anni una frazione destinata all’incenerimento pari ad una valore compreso tra le 61.000 e le 52.000 tonnellate annue con una costante tendenza al ribasso, confermata anche dai dati 2013, vicina alle 52.000 tonnellate.
Il Forno inceneritore di Valmadrera è apparso, quindi, ampiamente sovradimensionato alla luce della sua potenzialità installata pari a 123.000 tonnellate annue.

L’autorizzazione rilasciata a Silea Spa in sede di conferenza dei servizi a nostro avviso contrasta con il DCR X/209 del 3 dicembre 2013, votato all’unanimità da tutte le forze politiche che siedono in consiglio regionale, il quale impegnava la giunta a “definire, per quanto riguarda gli impianti di incenerimento, scenari e criteri di decommissioning, cioè di disattivazione progressiva degli impianti o delle singole linee di combustione, coerenti con la progressiva diminuzione di produzione del rifiuto urbano residuo regionale. I criteri saranno definiti in modo da favorire la disattivazione degli impianti meno efficienti sotto il profilo ambientale, in coerenza con le direttive europee in materia di rifiuti, risparmio energetico e protezione dell’ambiente, garantendo in ogni caso l’applicazione dei piani manutentivi già programmati”.

Il Programma Regionale di Gestione dei Rifiuti approvato lo scorso giugno prevede infatti, per quanto riguarda gli inceneritori, un significativo esubero tra la capacità autorizzata nel 2010 (per il totale dei rifiuti inceneriti) e i quantitativi di rifiuto urbano residuo previsti al 2020.

Tale programma prevede inoltre che, entro 12 mesi dall’approvazione del Programma stesso, saranno definiti criteri ed indicazioni riguardo alla progressiva e graduale dismissione di impianti di trattamento del rifiuto urbano residuo non più necessari ai fini del mantenimento dell’autosufficienza regionale, tenendo conto anche delle prestazioni tecnologiche e ambientali degli impianti stessi.

L’autorizzazione rilasciata a Silea Spa, che di fatto spalanca le porte del territorio lecchese all’import di rifiuti, a nostro giudizio non è coerente oltre che con il Programma Regionale di Gestione dei Rifiuti nemmeno con la decisione presa dalla Regione Lombardia di ricorrere alla Corte Costituzionale per questione di legittimità costituzionale dell’’ART. 35 del D.L. 12 SETTEMBRE 2014, N. 133, convertito, con modificazioni, in legge n. 164/2014 (il famigerato “SbloccaItalia”), che prevede l’individuazione di un sistema integrato nazionale di gestione dei rifiuti urbani e assimilati mediante impianti di incenerimento ovvero la possibilità che in Lombardia possano arrivare rifiuti da incenerire da altre regioni vanificando gli sforzi dei cittadini lombardi nel miglioramento della raccolta differenziata e nella diminuzione di rifiuti prodotti.

Alleghiamo, infine, il testo integrale dell’interpellanza.

Il futuro economicamente e ecologicamente sostenibile per la Provincia di Lecco: predisporre un piano per la dismissione progressiva dell’inceneritore di Valmadrera

Logo Rete_RZLAbbiamo appreso dalla stampa lecchese che Silea SpA presenterà a breve il progetto preliminare per la realizzazione del teleriscaldamento, un progetto del costo di 50 milioni di euro per un bacino di utenza di circa 20.000 abitanti dei tre Comuni interessati: Valmadrera, Malgrate e Civate. Per quanto riguarda Lecco non sono stati comunicati al momento dati precisi. La decisione finale tuttavia secondo l’articolo 42 del TUEL spetterebbe ai Comuni soci che dovrebbero essere chiamati ad esprimersi in merito nei rispettivi Consigli Comunali. Ricordiamo a tal proposito a Sindaci e cittadini che il costo complessivo del progetto sarà distribuito su tutti i 342.000 abitanti dei Comuni soci partecipati di Silea SpA.

Il teleriscaldamento alimentato da rifiuto urbano residuo, sistema che appariva più efficiente rispetto alle caldaie condominiali alla fine del secolo scorso, sistema non immune tuttavia da alcuni svantaggi come l’eccessiva dispersione di calore durante il tragitto tra la centrale e i luoghi da riscaldare e il costo più elevato per i consumatori rispetto al riscaldamento a metano, oggi fortunatamente è stato reso più sostenibile per l’ambiente, in quanto impiega per le centrali risorse rinnovabili: energia solare, idroelettrica, geotermica, marina ed eolica (sperimentazione di Amburgo fatta dalla E.ON).

Oltretutto il teleriscaldamento alimentato attraverso incenerimento di rifiuti contrasta apertamente con la D.c.r. 3 dicembre 2013 n. X/209 “Risoluzione inerente al programma regionale di gestione dei rifiuti (PRGR)”, che definisce, tra le altre cose, quanto “[…] sia necessario approntare misure specifiche per affrontare il previsto – e già in atto – forte calo della produzione regionale del rifiuto urbano residuo, attivando un programma progressivo di dismissione degli impianti di incenerimento. […]”; l’intento pertanto di Regione Lombardia è chiaramente quello di procedere ad un graduale “decommissioning selettivo”, ossia una progressiva dismissione degli impianti di incenerimento a più basa performance energetica e ambientale e la cui capacità risulti in esubero rispetto al fabbisogno di rifiuto urbano prodotto in Lombardia”.
La ratio quindi di tale risoluzione non è certo quella di promuovere un revamping degli inceneritori, ma al contrario portare, attraverso le strategie di riduzione graduale del Rifiuto Indifferenziato, alla dismissione
degli stessi.

Il progetto di teleriscaldamento proposto da Silea, alimentato attraverso inceneritore, non può che apparire dunque anche agli occhi dei meno esperti come l’ultimo disperato tentativo della società di giustificare sul territorio lecchese la presenza di un impianto d’incenerimento destinato alla chiusura e a volerne ostinatamente continuare il funzionamento unicamente al fine di ammortizzare gli ingenti investimenti richiesti. Tale scelta però costringerebbe i cittadini della Provincia di Lecco a produrre rifiuti in quantità adeguata al forno per i prossimi venti/trent’anni, anziché stimolarli a pratiche virtuose di contenimento e riduzione degli stessi.

Questa controtendenza negativa di produzione rifiuti della Provincia di Lecco, infatti, è purtroppo già avvertibile sul territorio ed è dimostrata dai dati dell’osservatorio della provincia di Lecco che indicano una media di rifiuto residuo nettamente superiore ai dati di altre Province lombarde, dove grazie a semplici accorgimenti organizzativi della strategia RZ, quali per esempio l’introduzione della tariffazione puntuale, sono stati raggiunti livelli virtuosi inferiori a 100 kg/ab* anno.

Attualmente gli abitanti della provincia di Lecco producono 52.453 tonnellate di Rifiuto urbano residuo, che viene avviato ad incenerimento, pari a 153 kg/ab* anno. I livelli di Raccolta Differenziata quindi sono a nostro avviso sicuramente di gran lunga migliorabili e anche la produzione di rifiuti indifferenziati prodotti potrebbe grazie all’introduzione della tariffazione puntuale facilmente scendere ulteriormente.
L’impianto Silea risulterebbe a questo punto evidentemente sovradimensionato con le sue 123.000 tonnellate annue di capacità industriale installata, carico termico di 93.000 tonnellate autorizzate.

lrz_logoCi piace citare a questo proposito l’esempio di un consorzio virtuoso in Italia che ha aderito alla strategia Rifiuti Zero: il consorzio Contarina, 50 Comuni della Provincia di Treviso, 554.000 abitanti.
Svolgendo efficacemente le proprie attività e i propri servizi, Contarina è da anni ai primi posti in Italia e in Europa nella raccolta differenziata, basti pensare che nel 2013 sono stati raggiunti risultati di eccellenza a livello europeo con una percentuale media di RD attestata all’85%, ma soprattutto riducendo la produzione di rifiuto secco procapite a soli 53 kg annui, con l’impegno di arrivare, in dieci anni, a 10 Kg abitante/anno.
Applicando i dati che il Consorzio Contarina si è prefissato di perseguire alla realtà lecchese otterremmo un risultato pari a 3.420 t/anno di rifiuti indifferenziato, che risulterebbe essere molto più in linea col modello di economia circolare dettato dalle direttive europee rispetto ai tonnellaggi attualmente prodotti, rendendo economicamente svantaggioso e praticamente inutile l’utilizzo di incenerimento e di teleriscaldamento alimentato da RUR.

Ricordiamo a questo proposito che la Commissione Europea Ambiente ha dichiarato recentemente di voler proporre per il 2015 obiettivi ancora più ambiziosi del 70% di recupero materia. La stessa Commissione ha anche proclamato più volte che il recupero di materia dal residuo è sempre preferibile al recupero di energia per i ben noti motivi di inquinamento ambientale e sanitario, ma soprattutto per motivi prettamente economici. Sappiamo tutti, infatti, che l’Europa sta affrontando una gravissima crisi di scarsità di materie prime. Bruciare risorse preziose quali le plastiche miste, dall’estrusione delle quali ormai la nostra industria manifatturiera è in grado di produrre manufatti di notevole pregio, (ES: scocche dei motorini della Piaggio) è un gesto non solo sconsiderato, ma addirittura antieconomico.

Alla luce di quanto sopra riportato, ci rendiamo disponibili ad aprire un tavolo di discussion congiunto, che coinvolga Silea SpA e tutti i Comuni soci per collaborare a perseguire insieme il risultato sopra esposto nell’interesse della comunità e dell’ambiente.

(Testo tratto dal Comunicato Stampa di Rete Rifiuti Zero Lombardia)

Il Movimento 5 Stelle incontra Appello per Lecco

LogoLeccoappelloSu proposta di Appello per Lecco, il Movimento 5 Stelle lecchese ha incontrato, ieri pomeriggio, una delegazione della lista civica capitanata dal loro portavoce Corrado Valsecchi.

Si è trattato di un incontro franco e costruttivo che ha spaziato sulle problematiche della Città, sugli obiettivi da raggiungere per migliorare la vivibilità cittadina, sui punti di incontro e di eventuale discordanze in vista del prossimo appuntamento elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale di Lecco, previsto per maggio 2015.
Il M5S lecchese ha spiegato, ai propri interlocutori, l’impossibilità ad alleanze precostituite, ma ha dichiarato la propria disponibilità ad un confronto sui contenuti e sulle proposte, garantendo il proprio leale e gratuito appoggio a tutti quei provvedimenti od iniziative presentati non a vantaggio di singole forze politiche o di lobby di potere, ma ad esclusivo miglioramento del vivere dei lecchesi e del risolvere i loro problemi, nell’ottica e nella visione condivisibili al Movimento.

Le due parti politiche si sono, poi, soffermate sui contenuti di quelli che saranno i punti fondanti delle proposte di Appello per Lecco. Più in particolare, senza entrare nel dettaglio delle proposte, il M5S lecchese ha richiamato l’attenzione su temi fondamentali:

  • la necessità di fermare un declino che, malgrado il succedersi di Amministrazioni di diverso colore, in questi vent’anni ha travolto la Città e le ha tolto anima e vocazione. L’agognata vocazione turistica della città deve comunque potersi accompagnare alla forte vocazione manifatturiera ed imprenditoriale dei lecchesi;
  • la necessità di una revisione della politica urbanistica nella salvaguardia dell’ambiente e della vivibilità urbana;
  • la revisione delle politiche del trasporto e della mobilità urbana;
  • la necessità di attenzione e prevenzione nella manutenzione del patrimonio edilizio scolastico e dei beni storici e culturali, definiti “beni comuni”;
  • un’adeguata ed accorta politica di attenzione alle manutenzioni siano esse stradali o di parchi e giardini;
  • la necessità di un concreto sostegno al lavoro ed all’occupazione ed una adeguata politica a favore delle realtà imprenditoriali n particolare riferimento al commercio al minuto;
  • una politica energetica indirizzata ad un più ampio e diffuso utilizzo delle energie rinnovabili;
  • una politica “della rete” volta all’efficientamento dei processi e che semplifichi la relazione con la “macchina” amministrativo-burocratica;
  • adeguate politiche a favore dell’aggregazione giovanile e della lotta alla emarginazione degli anziani;
  • una riscoperta ed un rilancio della vocazione sportiva cittadina;
  • politiche di bilancio e di governo della città che più adeguatamente siano definite con la partecipazione attiva della cittadinanza.

In conclusione il M5S ha ricordato ad Appello per Lecco, che non può chiamarsi terza rispetto alle inadeguatezze ed alle incapacità dimostrate da larga parte di questa Giunta. Loro hanno, tuttora, ruolo fondamentale nella maggioranza e nel sostegno all’azione amministrativa. Per questo motivo, nel ribadire il proprio giudizio negativo sull’operato di questa Amministrazione, in linea con le negatività delle Amministrazioni precedenti, il M5S lecchese ha richiamato Appello per Lecco, perlomeno in questi ultimi mesi di Amministrazione, ad avere un sussulto d’orgoglio ed ad operare un’azione più incisiva e determinante nell’amministrazione della cosa pubblica, già in fase di elaborazione del bilancio preventivo, facendo così seguire i fatti alle proposte verbali espresse durante l’incontro.

Le due delegazioni si sono lasciate con l’impegno di incontrarsi nel mese di gennaio ed approfondire le proposte caratterizzanti il programma del Movimento 5 Stelle.

“Silea dia ascolto alle istanze del territorio e del Coordinamento per la salute. Sono necessari controlli più approfonditi”

La notizia dell’istituzione di un coordinamento per la salute da parte dei cittadini di Civate con la partecipazione di associazioni ambientaliste è per noi motivo di grande soddisfazione, segno che le coscienze civiche tese alla salvaguardia della salute e dell’ambiente sono vive. Condividiamo totalmente le preoccupazioni espresse da cittadini e amministratori comunali sui rischi per la salute e l’ambiente.
La partecipazione diretta dei cittadini è la linfa vitale della democrazia e non può essere liquidata da superficiali affermazioni da parte di Silea Spa, che a voce del Dott. Colombo su La Provincia del 19/12/2014 dichiarava: “Esistono già gli organismi di partecipazione c’è inoltre un comitato tecnico: siamo un azienda e dobbiamo anche lavorare”. Affermazioni assai preoccupanti da parte di chi si occupa di gestire i beni comuni ed è per legge sottoposto al controllo di cittadini ed Amministratori Comunali, quasi che le loro legittime preoccupazioni siano d’intralcio.

Ci auguriamo che l’amministrazione di Civate vada oltre la mozione recentemente approvata e si faccia promotrice presso l’ARPA di maggiori ed approfondite analisi dei terreni comunali circostanti l’inceneritore e lungo il percorso dei fumi del camino al fine di verificare la presenza di diossine, metalli pesanti e polveri, utilizzando il metodo di indagine delle ricadute degli inquinanti chiamato “AERMOD”, indicato sia dall’EPA (Environmental Protection Agency americano) che dall’Università di Firenze come miglior il metodo per le analisi emissive legate ai forni inceneritori.
A tale analisi è doveroso abbinare un’indagine epidemiologica avvalendosi della collaborazione dell’ASL al fine di accertare gli effetti della presenza dell’inceneritore e del consistente traffico veicolare verso il forno sulla salute dei cittadini residenti nei comuni di Valmadrera, Civate, Suello, Galbiate e Malgrate, attraversati dai fumi dell’impianto e colpiti dall’incremento del passaggio di veicoli pesanti verso l’impianto Silea.

Non ci accontentiamo dei controlli sulle emissioni giornaliere, che possono essere anche “a norma di legge”, quello che ci preoccupa è l’effetto dell’accumulo nei terreni dei vari inquinanti, diossina e metalli pesanti compresi, nel corso di oltre tre decenni di attività continuativa del forno inceneritore.
Se dovesse risultare che l’inceneritore non ha avuto effetti sulla salute e sull’ambiente saremo i primi a riconoscerlo e ad esserne lieti, ma non esulerebbe i nostri amministratori dal trovare soluzioni meno costose alla gestione dei rifiuti, che come sosteniamo da anni, possono diventare un’opportunità anziché un problema da incenerire o sotterrare.

E’ nostra intenzione aprire un dibattito pubblico e nelle sedi istituzionali a riguardo del progetto di teleriscaldamento. Un investimento da 50 milioni di euro, in una tecnologia ormai superata e che ha dimostrato tutti i sui limiti, che legherà indissolubilmente il territorio all’importazione di rifiuti per alimentare il forno, vanificando di fatto le buone pratiche di riduzione dei rifiuti prodotti, di riuso e riciclo dei materiali.
Un territorio lecchese senza inceneritori e discariche è invece possibile, così come è possibile una gestione dei rifiuti meno onerosa dal punto di vita delle bollette e degli impatti su salute ed ambiente.

Nel corso della campagna elettorale per Lecco 2015 ci faremo promotori di un progetto e di una proposta innovativa che sottoporremo a cittadini ed amministratori, alla luce della preponderante partecipazione societaria del comune di Lecco in Silea Spa. Progetto che attueremo qualora i cittadini ci conferissero il mandato a governare la città.

MoVimento 5 Stelle Lecco – Ballabio e Valsassina – Bellano – Casatenovo – Calolziocorte – Colico – Galbiate – Mandello del Lario – Merate

Il governo Renzi vuole la privatizzazione dell’acqua: FERMIAMOLO!

COPERTINAIl Governo Renzi sta tentando di raggiungere il risultato cui sinora nessun governo era riuscito ad arrivare: la privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali.

Lo fa attraverso due provvedimenti: il decreto “Sblocca Italia” e la legge di stabilità.

Con il primo, impone ai Comuni l’obbligo di aggregare le società del servizio idrico per arrivare ad un gestore unico per ogni ambito territoriale ottimale, spesso coincidente con il territorio regionale.

Con la seconda, rende sempre più onerosa la gestione pubblica dell’acqua e spinge gli enti locali a privatizzare, permettendo loro di spendere fuori dal patto di stabilità i soldi ottenuti dalla cessione delle proprie quote ai privati.

Il Governo Renzi vuole in questo modo mettere una pietra tombale sul risultato referendario che nel 2011 ha visto la maggioranza assoluta del popolo italiano pronunciarsi per una gestione pubblica, partecipativa, territoriale e senza profitti dell’acqua e di tutti i beni comuni.

Il Governo Renzi vuole affidare l’acqua e tutti i servizi pubblici locali a quattro grandi multiutility collocate in Borsa: A2A, Iren, Hera ed Acea, consegnando i beni comuni delle comunità territoriali agli interessi dei grandi capitali finanziari.

In questi anni, in ogni luogo del paese, abbiamo detto a gran voce: “si scrive acqua, si legge democrazia”.

Per questo diciamo al governo Renzi: INDIETRO NON SI TORNA!

Si attui il referendum, si affidi la gestione dell’acqua pubblica, partecipativa e senza profitti alle comunità locali.

FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE!

(Testo tratto dal sito http://www.acquabenecomune.org/petizione)