Lettera aperta agli amministratori lecchesi

Cari amministratori lecchesi e cari concittadini,
dopo i recenti arresti riteniamo che non ci sia posto per lo sbigottimento e l’incredulità in un territorio come quello lecchese e lombardo, dove, da oltre due decenni erano evidenti i segni di una costante ed inesorabile infiltrazione mafiosa che permeava parte del tessuto economico e sociale, arrivando fino agli apparati istituzionali, con la compiacenza della politica e ripercorrendo il medesimo schema attuato in altri comuni lombardi recentemente sciolti per mafia.
Le cronache giudiziarie di questi anni dimostrano quanto anche il nostro territorio, come larga parte di quello lombardo, sia funestato da eventi malavitosi e come sia sempre più evidente l’inefficacia della politica nell’affrontare, contrastare e sradicare il fenomeno mafioso.
Il fatto che il consigliere comunale Ernesto Palermo, ritenuto dagli inquirenti “organico” all’organizzazione mafiosa, abbia avuto accesso agli atti di governo della città, getta inevitabilmente delle ombre su tutte le decisioni prese da questa amministrazione. Certe affermazioni del consigliere creano seri interrogativi anche sulle amministrazioni del passato, o per meglio dire con parole dello stesso Palermo, di “quando c’era Franco” (Coco. ndr).
Lo sbigottimento dovrebbe esserci nel riscontrare che ancora una volta la politica non abbia saputo affrontare di petto e soprattutto per tempo i numerosi indizi di collusione con le realtà criminali.
Da anni l’associazione di cittadinanza attiva Qui Lecco Libera denuncia la presenza concreta e reale di fenomeni di infiltrazione mafiosa; tuttavia si è preferito non affrontare direttamente la questione, relegando gli eventi ad accadimenti marginali, oppure negandone addirittura l’esistenza sul territorio, ritenendo le mafie manifestazioni sociali circoscritte all’area del sud Italia. Questo, si, ci lascia sbigottiti e sgomenti.
Se a livello parlamentare il tandem Partito Democratico – Forza Italia è riuscito a far approvare alla Camera il depotenziamento delle pene comminate nel reato di voto scambio politico-mafioso disciplinato dall’articolo 416ter, chi vive quotidianamente le vicissitudini del territorio come gli amministratori locali, non può assolutamente permettersi di far prevalere logiche politiche ed elettorali rispetto ad una realtà incalzante e deprecabile come la diffusione capillare di reati riconducibili ai clan mafiosi.
Ridurre le pene equivale a complicare ulteriormente l’iter di condanna per la “messa a disposizione” del politico nei confronti del mafioso prima di ottenerne i voti. Come se non fosse sufficientemente difficile per i magistrati rilevare tali azioni delittuose. “La lunga trattativa Stato-mafia continua, ora in questo momento, in Parlamento, rendendo inoffensivo il 416ter”, come detto dai nostri portavoce di Camera e Senato.
Ci preme allora ricordare, a coloro i quali oggi si trincerano dietro i “non sapevamo” o ridimensionano l’accaduto parlando di “ingenuità”, le parole di Paolo Borsellino, che troppo spesso i politici dimenticano:
…c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto.
E ancora: La lotta alla mafia […] non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
P.S: Sono di questi giorni i recenti provvedimenti del Parlamento volti a depotenziare uno dei pochi strumenti efficaci nel contrastare l’infiltazione della criminalià organizzata nelle istituzioni: il 416ter. ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/03/voto-di-scambio-annacquato-alla-camera-ridotte-pene-e-punibilita/937922/ )
Cordiali saluti,
MoVimento 5 Stelle Lecco

Lecco, piano cave: fantasie “escavatorie” di una provincia in via d’estinzione…

Il 19 marzo 2014 l’Assessore Regionale con delega all’ambiente Claudia Maria Terzi è stato in visita a Lecco per incontrare gli operatori del territorio dei settori ambiente, energia e sviluppo sostenibile.
Su quotidiani online e testate locali sono state pubblicate le dichiarazioni riguardo il Nuovo PianoCave da parte dell’Assessore Provinciale con delega all’ambiente Carlo Signorelli. Ci permettiamo di non essere d’accordo con le affermazioni dell’Assessore Signorelli, il quale afferma che « Questo Piano Cave ha visto condivisione unanime dei principi generali da cui è ispirato, principi che non prevedono nuove escavazioni.»

Non ci risulta però che siano sono state tenute in considerazione le numerosissime osservazioni di contrarietà al Nuovo Piano Cave Provinciale elaborate da cittadini, associazioni e comitati.
Ci pare quantomeno fuorviante affermare che non siano previste nuove escavazioni, quando i nuovi volumi concessi, benché ci siano ancora tantissimi volumi non utilizzati presenti nel vecchio piano, sono talmente elevati da implicare un ampliamento notevole dei siti attuali, che di fatto intaccheranno zone di montagna “vergine”, facendo diventare quella porzione del Monte Magnodeno un enorme cratere che incorporerà i due crateri esistenti.

Il fatto che l’Assessore Signorelli sostenga che «la Giunta provinciale ha ricevuto la chiara indicazione politica di difendere questo piano cave in Regione. Sarebbe una beffa se dopo il costruttivo e intenso lavoro fatto arrivasse una modifica sostanziale a quanto espresso dal territorio»  ci lascia alquanto perplessi e conferma quanto avviene a livello nazionale: le indicazione dei cittadini, dei comitati e delle associazioni NON vengono minimamente tenute in considerazione. E’ stata tenuta in considerazione SOLO la volontà delle aziende cavatrici e dei costruttori edili, che hanno “dettato” il piano cave, ritagliandolo solo ed esclusivamente sulle proprie esigenze di lucro e profitto. Questo piano NON E’ espressione del territorio, è espressione delle lobby cavatrici.

Signorelli definisce “beffa” un’eventuale, ma a nostro avviso necessaria, modifica sostanziale del piano, che se dipendesse da noi avverrebbe nel rispetto della volontà popolare e delle istanze del territorio. Desta preoccupazione la dichiarazione del Direttore Generale Ambiente, Energia e Sviluppo Sostenibile di Regione Lombardia, Dario Sciunnach in quale afferma che : «Si tratta di un piano all’insegna della conservazione e della razionalizzazione, in linea con l’andamento generale del mercato e attento all’ambiente. È inoltre prevista la valorizzazione delle attività estrattive già in essere. Vista l’ampia condivisione che ha riscontrato in provincia non dovrebbero esserci particolari problemi; probabilmente si tratterà dell’ultimo piano cave approvato con la vecchia legge regionale».

Con un piano cave di tali sproporzionate dimensioni, non si conserva e razionalizza nulla, anzi, prosegue lo scempio delle montagne lecchesi, in spregio alla ricercata (a parole) vocazione turistica del territorio. Basta dare uno sguardo alle Cave Mandellesi sulla sponda occidentale del Lario o guardare dai Piani d’Erna lo scempio del Monte Magnodeno per rendersene conto.

In questo piano non si è posta adeguata attenzione ai ripristini ambientali dei vecchi siti, imponendo l’immediata rimozione dei manufatti abbandonati. Non si è fatta una adeguata verifica del rispetto degli impegni presi in precedenza dalle aziende cavatrici.
Non si è tenuto conto dell’andamento generale del mercato e delle sue tendenze, ma soprattutto degli abbondanti volumi residui del vecchio piano, pari a 5,3 milioni di metri cubi ancora da estrarre. Malgrado questo la Provincia concederà ulteriori 11,7 milioni di metri cubi da qui al 2033. Rileviamo medie annue di cavato che arrivano in alcune aree a sfiorare il 150% in più di quanto estratto negli ultimi tre anni.
Non si tiene conto dell’ambiente e del già precario equilibrio della porzione di montagna su cui insiste l’85% (!) del piano provinciale.

Il DG pare dimenticare che a ridosso di quella montagna ci sono case, scuole, asili, e l’Ospedale Alessandro Manzoni, ma in particolare che quei siti estrattivi passa il tunnel che collega Lecco alla Valsassina!
Si è deliberatamente scelto di ignorare che su tredici indicatori di valutazione delle ricadute sul territorio di escavazione le cave lecchesi registrano insufficienze in ben otto casi, registrando impatti “sensibili”, “rilevanti” e “molto rilevanti”.
Ci piacerebbe infine sapere qual è «l’andamento del mercato» di cui hanno tenuto conto nella redazione del piano, dal momento che è palese crollo dei consumi nazionali di cemento, che sono passati dai 46,8 milioni di metri cubi del 2006 ai 25,5 metri cubi del 2012, in sintonia con il tracollo degli investimenti in costruzioni (-25,5% dal 2007).

Siamo fermamente contrari a questo nuovo piano cave provinciale, la cui approvazione ad opera di Lega ed NCD avviene nel silenzio del PD Lecchese, il quale per mezzo dei suoi rappresentanti in Provincia e nel comune di Lecco non ha saputo produrre nei tempi utili valide osservazioni a difesa del territorio e dei cittadini. Il Comune di Lecco addirittura ha fatto pervenire le 4 comiche paginette di osservazioni, FUORI TEMPO MASSIMO, facendo una figura barbina!

I Lecchesi ringraziano Lega, NCD e PD per aver fatto gli interessi delle aziende cavatrici, che potranno continuare devastare il già duramente sfruttato monte Magnodeno. Altro che “difesa del territorio”, qui si continuano a difendere gli interessi di pochi a scapito di molti.

MoVimento 5 Stelle Lecchese

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Risposta al Senatore Arrigoni

Alcuni giorni fa compariva un articolo su: “Il Corriere di Lecco” dove il Senatore Arrigoni scriveva…
Gentile Senatore, 
Il Movimento 5 Stelle non accetta lezioni sulla cultura, sulla “naturalità dei sentimenti e i valori fondanti della nostra società”  da un partito che ha riempito le pagine delle cronache giudiziarie ed i suoi esponenti sono indagati per scandali di ogni genere, che vanno dall’uso di denaro pubblico per fini privati al falso in atto pubblico.
 
Inaccettabile e sovversivo nei confronti dei valori fondanti della nostra società  è l’utilizzo di denaro pubblico per pagare pranzi di nozze, lauree albanesi, diamanti, mutande verdi ed altre amenità di cui esponenti leghisti in questi anni hanno dato sfoggio.
 
Inaccettabile è raccogliere firme false per poter presentare una lista elettorale.
 
Inaccettabile è pensare che con un “colpo di scopa” si possano cancellare 20 anni di complicità con un soggetto condannato in via definitiva per aver frodato il fisco.
 
Inaccettabile è aver votato che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
 
Inaccettabile è professarsi difensori dei valori cattolici, per poi trascendere in riti pagani in onore del dio Po trastullandosi con un’ ampolla.
 
Inaccettabile è aver fatto scempio della solidarietà verso i bisognosi, discriminando sul colore della loro pelle o sulla loro origine.
 
I valori che vogliamo trasmettere noi sono forse diversi dai suoi. Una famiglia felice, indipendentemente dalle distinzioni che lei ha sottolineato, è una famiglia che è serena, e non quella che ha il padre licenziato senza nessuna colpa dall’azienda coinvolta in giri di tangenti, o con il padre in cassa integrazione che fra poco terminerà e non si sa che fine farà, per esempio. Questi sono i problemi di cui occuparsi.
 
Se gli amministratori di una regione fossero tutte persone accorte, allora forse si avrebbe quella condizione virtuosa dove le ditte coinvolte in un appalto regionale ed infiltrate dalla mafia alla gara nemmeno ci arrivano e la mafia viene tenuta fuori dagli appalti pubblici.
 
In merito alla cittadinanza, ci preme ricordare che i cittadini sono tutti uguali, indistintamente. Se facessimo distinzioni allora diventeremmo leghisti, e ci mancherebbe solo questo, visto che da sinistra ci accusano di essere di destra, da destra ci accusano di essere di sinistra.
 
Noi non siamo né di destra, né di sinistra. Noi siamo oltre.
 
A proposito: lo sa che i transessuali possono anche essere cittadini, vero?
 
Cordiali saluti,
MoVimento 5 Stelle Lecchese

Risposta all’editoriale del 18/03 – “No” ideologici all’Expo 2015

Gentile Redazione,
abbiamo letto con attenzione il vostro editoriale datato 18 marzo 2014 ed intitolato “No” ideologici all’Expo 2015.
Come ha potuto notare a distanza di pochi giorni dalla manifestazione organizzata dal Movimento 5 Stelle a Milano per sollevare l’attenzione sulle vicende dell’Expo, ecco che arriva il primo arresto, seguito da altri sette, per “manovre occulte” e “per  la scandalosa situazione di conflitto di interesse dei professionisti sopra indicati [Antonio Rognoni e Pierpaolo Perez] in quanto, contemporaneamente, in modo diretto o indiretto, assistono la pubblica amministrazione nella predisposizione di procedure e contemporaneamente alcuni concorrenti: quelli che poi vincono le gare” (così recitano le motivazioni della Magistratura e quanto scrive il Giudice Preliminare Andrea Ghinetti), e a ruota altri 27 fascicoli per altrettanti personaggi legati proprio a questo martoriato Expo 2015.
Caro Direttore, vogliamo dirle una cosa che è in totale dissonanza con quello che lei ha scritto nel suo editoriale: noi non siamo contro l’expo per ragioni “ideologiche”. Noi siamo contrari a quel modo di organizzare e gestire l’evento, ed al conseguente scempio di territorio agricolo. Una vera beffa, se si pensa che lo slogan di Expo è “Nutrire il pianeta”. Se il pianeta lo vogliamo nutrire con asfalto, cemento e speculazioni edilizie con annesse mazzette ed in spregio della legalità, cancellando poi ettari di suolo agricolo, ci permetta di non essere d’accordo.
Avevamo visto giusto sostenendo da tempo che le mani sull’Expo le ha messe un gruppo di “colletti bianchi”, di professionisti saldamente agganciati ai palazzi della politica, della peggior politica, contigua alla criminalità organizzata in grado di mungere soldi pubblici (miei, suoi, nostri) e indirizzare le gare d’appalto per Expo 2015. Le cronache giudiziarie di questi giorni lo confermano.
Siamo convinti che in un paese civile, fatto di gente che lavora, fatto di servizi che funzionano, fatto di solidarietà verso i soggetti più deboli, fatto di onore reale e non onore mafioso, fatto di tranquillità da parte del cittadino nei confronti delle istituzioni, un’esposizione internazionale sia vanto e orgoglio come lo è stato per tanti altri paesi nel corso degli anni.
Vorrà però convenire con noi che tali condizioni non ci sono proprio, in questo momento, e lo confermano i fatti occorsi in queste ore. Un’altra cosa che la stupirà, è quella che noi non siamo felici di scoprire che le nostre supposizioni diventano realtà, come in questo caso. Se noi siamo in strada, tutti i giorni, per parlare alla gente, è perché questa gente a noi è cara e perché vogliamo che l’assetto delle cose che regolano gli affari pubblici sia talmente trasparente da far si che l’Expo, e non solo quello del 2015, possa finalmente realizzarsi fra la comune soddisfazione e l’orgoglio di tutti i cittadini, noi e lei compresi.

Ci auguriamo di vedere nel futuro più prossimo possibile, in Italia, opere che si realizzino senza sentir parlare di mafia, camorra, tangenti, corruzione, appalti truccati e senza arresti.

Siamo certi che manterrà fede all’impegno preso coi sui lettori  seguendo ed informando con “puntiglio e scrupolo l’intera vicenda dell’Expo, con attenzione sia agli aspetti tecnici sia a quelli economici della realizzazione e in special modo all’impiego dei soldi pubblici, perché questi non vengano dissipati, ma usati per il bene della comunità, riportando con dovizia di particolari come si è giunti a quegli arresti, da chi quelle persone sono state nominate e collocate in quei ruoli, da chi è stato voluto quel complesso di società pubbliche che sembrano però tutelare interessi privati.

Concludiamo infine citando la dichiarazione pubblicata sul sito istituzionale del Movimento 5 Stelle Lombardia ( www.lombardia5stelle.it ) da parte dei nostri Consiglieri Regionali“In attesa di ulteriori sviluppi, le accuse che hanno portato all’arresto di Antonio Rognoni sono l’ennesimo esempio, se mai ce ne fosse ancora bisogno, di come le infrastrutture siano solo l’occasione per speculare e finanziare gli amici. L’arresto non può lasciare indifferente la Giunta e il Presidente Maroni che fino a poco tempo fa paventava l’ipotesi di nominarlo quale sub commissario a Expo per difendere gli interessi della Regione.
Chiediamo, in attesa degli sviluppi dell’inchiesta il blocco di tutte le opere in via cautelativa in mano a Infrastrutture Lombarde, oltre 11 miliardi di euro. ILSPA è stata oggetto di innumerevoli richieste di accesso agli atti da parte del Movimento 5 Stelle con l’intendo di fare chiarezza su appalti, consulenze e grandi opere. In un anno Maroni non è stato in grado di smantellare il sistema formigoniano di cui Rognoni è immediata emanazione.
Finché i posti di potere saranno occupati da individui nominati dai partiti e sostenuti dalle lobby economiche il rischio corruzione rimarrà ben oltre il livello di guardia. Certo questo arresto richiede una seria riflessione su queste società partecipate. Chiediamo a Roberto Maroni di venire in Consiglio regionale a relazionare sulla situazione e i suoi sviluppi.  Solo sabato visitavamo il sito Expo denunciando tutte le storture del progetto e degli appalti ad esso connesso. Questa notizia non ci stupisce, ci indigna, e sarebbe bene che il Presidente Maroni abbracciasse le idee del Movimento 5 Stelle sulla legalità, una chimera nell’Istituzione Lombarda”.
Ringraziandola per lo spazio concessoci, le porgiamo i nostri più cordiali saluti.
MoVimento 5 Stelle Lecchese

POLITICA E LEGALITA’ – RIFLESSIONI SULLA “LEGGE LAZZATI”: uno strumento per dire basta allo scambio di voto politico-mafioso.

       Venerdì 21 marzo alle ore 20.30, a Lecco presso la sala civica di via Seminario, si parlerà di mafia e di come esistano strumenti utili per combatterla.
Si parlerà di come il fenomeno mafioso è così capillarmente diffuso in tutta la nazione, in tutti i settori economici e per tutte le categorie sociali. Purtroppo la mafia trova e ha trovato un aiuto da apparati ed istituzioni dello Stato; un esempio di questo legame è rappresentato dal “voto di scambio”.
La mafia è un’organizzazione criminale molto potente ma lo Stato deve essere più forte ed è per tale motivo che deve adottare degli strumenti di controllo e contrasto efficaci ed efficienti.
Uno di questi è rappresentato dalla cosiddetta “Legge Lazzati” che però fu licenziata dal Parlamento dopo moltissimi anni dalla sua presentazione a causa di criticità ed ostacoli normativi che di fatto ne hanno impedito la sua applicazione.
Nel 2013 finalmente si è ricominciato a discuterne grazie all’azione dei deputati e senatori del Movimento 5 Stelle i quali hanno presentato il testo originario elaborato dal Dott. Romano De Grazia, giudice onorario della suprema corte di Cassazione, ripulendolo di quelle anomalie che ne impedivano l’attuazione.
La legge introduce il divieto di attività di propaganda elettorale per i sorvegliati speciali, in particolare per le persone indiziate di appartenenza alla criminalità organizzata. Queste oggi non possono votare ma possono raccogliere il voto degli altri attraverso la propaganda. Il ché è paradossale e consente l’inquinamento delle istituzioni elettive. Inoltre, l’acquisizione della prova della violazione della legge diventerebbe più agevole e immediata.
Anche in Lombardia e nel lecchese le inchieste degli ultimi anni su n’drangheta a mafia hanno portato alla luce il loro forte radicamento sul territorio. Lecco e la Lombardia non sono immuni da queste piaghe. E’ doveroso discuterne con cittadini ed amministratori affinché si mantenga alta la guardia contro l’instaurarsi di un sistema costituito da un connubio tra politica e associazione mafiosa. Un tema che bisogna affrontare se vogliamo una città o una regione diversa e migliore.
Per tale motivo, invitiamo la cittadinanza a partecipare, a riflettere e discutere.
Alla serata parteciperanno, oltre al giudice Dott. Romano De Grazia:
 Cristian ABBONDANZA
Presidente “CASA DELLA LEGALITA’ ” di Genova
 Avvocato Damiano VITERITTI
Esponente AIGA- Associazione Italiana Giovani Avvocati
 Francesco MOLINARI
Portavoce M5S al Senato

PILLOLE DI BUONA INFORMAZIONE PER UNA CORRETTA SANITA’

Quasi quotidianamente assistiamo inermi a vicende di malasanità.

Ci siamo mai soffermati a esaminare quali potrebbero essere le cause e cosa potremmo fare per evitarle?

Spesso si tratta di percorsi assistenziali non corretti, che a volte non solo sono illogici ma risultano anche illeciti.

Apparentemente sono finalizzati al risparmio economico ma sicuramente fanno profitto sulla salute delle persone. Non si dovrebbe mai lucrare a discapito della salute dei cittadini.

 

Il MoVimento 5 Stelle, da sempre attento all’ambito della sanità, vorrebbe iniziare a focalizzare l’attenzione proprio su queste violazioni, che si compiono quotidianamente nel nostro Paese, generando danni alla salute dei pazienti e all’economia, nonché alla professione e alla vita privata del personale sanitario.

 

Ci preme porre l’attenzione sulla normativa concernente la “protezione dai pericoli delle radiazioni ionizzanti per le esposizioni mediche” disciplinata dal D.Lgs 187/00, facendo rilevare che, ad oltre 14 anni dalla sua pubblicazione, non ne è stato ancora emanato il decreto attuativo. (http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/00187dl.htm)

 

Permangono inosservate anche le disposizioni della lex artis definite dall’atto medico radiologico. (http://www.sirm.org/index.php/documenti/doc_view/366-atto-medico-radiologico)

 

Il mancato rispetto delle normative di legge è causa di danni ai pazienti, oltre alle conseguenti ripercussioni sanitarie ed economiche.

 

Il M5S ha già evidenziato il problema con un’interpellanza discussa in Consiglio Regionale Lombardia e con un’interrogazione alla Camera dei Deputati.

 

Nel primo caso purtroppo l’azione ha riscosso una deludente risposta da parte dell’assessore regionale Mantovani: l’ammissione della non pervenuta disposizione, da parte degli uffici della Direzione Generale Salute, di un corretto flusso informativo specifico che rilevi le informazioni richieste.

Lo stesso Assessore ha affermato che la gestione in urgenza dell’assistenza al trauma maggiore, prevede il coinvolgimento del medico specialista radiologo e che eventuali singole specifiche situazioni di criticità organizzative sono gestite direttamente dalle aziende interessate, nell’ambito della loro autonomia e della loro responsabilità. Insomma, Regione Lombardia, pare lavarsene le mani.

 

Chiediamo pertanto al Ministro Lorenzin di rendere attuativa questa legge e di procedere con controlli e sanzioni, eventualmente rimuovendo l’accreditamento al SSN delle strutture che disattendono tali disposizioni.

Altro punto cu cui vogliamo far riflettere è l’inosservanza delle norme che regolano i riposi del personale sanitario (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2001_allegato.pdf)

 

Tale mancanza, oltre a causare gravi danni in termini di salute, vita privata e responsabilità professionale, condiziona un’inadeguata e quindi pericolosa assistenza ai pazienti.

Portiamo all’attenzione del lettore il fatto che la Commissione europea ha avviato nei confronti del Governo italiano una procedura d’infrazione.

 

Oltre al danno la beffa, poiché dovremo pagare per non aver potuto godere dei nostri diritti!

 

Concludiamo evidenziando che tali e altre gravi violazioni sono state da tempo portate all’attenzione dalla Dott.ssa Grazia Mennella, da 23 anni medico ospedaliero. Tali denunce sono state peraltro recentemente evidenziate anche da fonti esterne al M5S:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/05/sanita-quando-il-medico-rischia-e-il-paziente-subisce/902641/

 

Purtroppo da allora la Dott.ssa è sottoposta a vessazioni che hanno visto tra l’altro 4 contestazioni di addebito disciplinare. Ci domandiamo se sia solo una coincidenza.

L’ultima, come la precedente, configura nuovamente il rischio concreto di licenziamento.

La data del contraddittorio è fissata per il 27 marzo p.v.

 

E’ per questo che sabato 15 marzo noi cittadini in MoVimento parteciperemo ad un’Agorà  che si terrà a Lecco, sostenendo TOTALMENTE questo medico e invitando tutti i cittadini ad unirsi per combattere le storture del sistema sanitario nazionale.

 

Noi non molleremo mai nella nostra lotta per tutelare la salute dei cittadini.

 

MoVimento 5 Stelle Lecco

Varenna: Il Movimento 5 Stelle Lecchese sostiene la posizione di Legambiente

Il Fatto di Teleunica – si parla di Varenna – comunicato del M5S

Il MoVimento 5 Stelle dei gruppi di Lecco-Abbadia-Mandello-Lierna dopo aver letto sui giornali del caso di Varenna e dell’adozione del nuovo PGT, vuole manifestare il proprio sostegno rispetto alle osservazioni  espresse da Legambiente nel suo comunicato. Anche noi riteniamo particolarmente invasiva e disastrosa per paesaggio e ambiente la proposta della “addizione a lago” che prevede

“un centro ricettivo d’eccellenza di 120 posti letto, una marina di  80-100 posti barca, spazi commerciali di alta gamma, un parcheggio di 120 posti auto su due piani interrati/subacquei, un’area pubblica con percorso pedonale/passeggiata lungolago, il ridisegno dei due scali traghetto auto e battello e dell’intera area pubblica.”

Varenna è un piccolo gioiello da salvaguardare e non sarà certo l’ulteriore cementificazione a migliorarne l’attrattiva per i turisti. Semmai è vero il contrario. Noi siamo favorevoli a rilanciare il turismo nelle nostre zone se e solo se si parla di un turismo sostenibile. Turismo e ambiente devono andare di pari passo,  non solo a vantaggio di un incremento della presenza di turisti ma prima di tutto a vantaggio dei residenti.

La costruzione di un centro ricettivo di 120 posti letto non solo è dannosa ma è anche inutile. Piccoli borghi come Varenna si prestano bene per strutture a impatto zero come gli alberghi diffusi e i B&B. Questi permettono il recupero e la ristrutturazione del centro storico favorendo la vicinanza tra il turista e la comunità dei residenti. Il  contatto autentico con stili di vita diversi dai propri e la preservazione di ambiente, paesaggio e edifici storici offrono a nostro avviso un valore aggiunto esclusivo all’offerta turistica di Varenna e degli altri paesi del Lago di Como.

Lo stesso discorso è emerso durante le serate sul turismo organizzate a Abbadia, Mandello e Lierna, in cui abbiamo ribadito la necessità di uno sviluppo turistico sostenibile che valorizzi il territorio e porti un beneficio ai suoi abitanti in primis.

Approviamo l’operato di quei sindaci che hanno messo un freno al consumo di suolo. Per noi è fondamentale preservare quello che già c’è, ristrutturare e recuperare evitando qualsiasi ulteriore cementificazione del territorio.

Per approfondire il tema con i cittadini saremo presenti con un gazebo a Varenna domenica 23 Marzo.

 MoVimento 5 Stelle Lecco – Abbadia – Mandello – Lierna

 

La raccolta dei rifiuti, il riciclaggio e l’inceneritore non devono essere gestiti dalla medesima società

Servizio di TeleUnica

Esprimiamo forti perplessità riguardo la decisione della giunta comunale di affidare direttamente a Silea Spa l’appalto per la raccolta dei rifiuti. Riteniamo che vi sia una profonda incompatibilità fra gestione della raccolta, gestione dello smaltimento mediante incenerimento e gestione del riciclo-recupero dei rifiuti.
La società che ha in appalto il servizio di raccolta, così come quella che gestisce il riciclo ed il recupero, ha come obiettivo una gestione ottimale che comporta anche processi di sensibilizzazione ed incentivazione alla riduzione dei rifiuti destinati all’ incenerimento, stimolando l’incremento della raccolta differenziata che genera eco-reddito. Ovviamente la medesima società non può essere anche proprietaria del forno inceneritore il cui fatturato è legato alla quantità di rifiuti conferiti e inceneriti. E’ una contraddizione di termini.
Ricordiamo che i ricavi dell’inceneritore sono gonfiati da politiche d’incentivo pubblico attraverso i Certificati Verdi, senza i quali il business dell’incenerimento non sarebbe sostenibile. Gli incentivi non dureranno in eterno ed è quindi necessario ripensare nell’immediato il modello di gestione dei rifiuti.
La nostra istanza, protocollata nel Comune di Lecco il 23 gennaio scorso, per l’introduzione di una tariffazione puntuale in ossequio al principio del “chi meno inquina meno paga”, vuole essere il primo passo per l’avvio di un ripensamento del ciclo dei rifiuti. Il soggetto incaricato di raccogliere i rifiuti urbani deve essere in grado di misurare “puntualmente” la quantità e la qualità di rifiuto prodotto, favorendo la minimizzazione di quanto inviato ad incenerimento, massimizzando la quantità di rifiuto differenziato e permettendo l’incremento dei ricavi derivanti dalla vendita della materia recuperata ai consorzi di filiera.
Siamo convinti che il servizio di raccolta debba essere slegato dal servizio di smaltimento e che questi debbano essere posti “in contrapposizione virtuosa”: tanto meglio lavora chi fa la raccolta, tanto meno lavora chi incenerisce.
La poco lungimirante pianificazione strategica del ciclo dei rifiuti, culminata pochi anni orsono con un costoso e inutile ampliamento della capacità d’incenerimento del forno di Valmadrera, è ormai evidente: impianto poco efficiente, come evidenziato anche dal recente rapporto di Legambiente, ed abbondantemente sovradimensionato rispetto alle esigenze del territorio, che per ragioni di bilancio già oggi deve importare da fuori provincia una fetta consistente di rifiuti da incenerire, in particolare quelli sanitari pericolosi (Classificati CER 18 – Pericolosi. Fonte: schede ARPA per ISPRA, 2010) .
Teniamo a precisare che l’alternativa all’incenerimento, per noi, non è la discarica. La nostra idea non è quella di chiudere Silea Spa, ma chiediamo che l’azienda e le amministrazioni comunali si facciano promotrici del cambiamento verso una gestione virtuosa dei rifiuti in linea con le direttive europee e con la strategia Rifiuti Zero.
Chiediamo pertanto di ripensare completamente il ciclo di gestione dei rifiuti, trasformando gli stessi una risorsa dalle positive ricadute occupazionali. E’ necessario applicare un modello innovativo, basato sulla selezione e sul trattamento biomeccanico a freddo, che recuperi ulteriori materiali dal rifiuto urbano residuo, creando una sinergia virtuosa con l’azienda affidataria della raccolta ed incentivando le buone pratiche di riduzione del rifiuto prodotto.
L’investimento verso il recupero dei materiali è economicamente meno rischioso e meno invasivo dal punto di vista ambientale oltre che vantaggioso per la salvaguardia (se non incremento) dei posti di lavoro, rispetto al ventilato “Tele-riscaldamento”, progetto inutile e costoso che legherebbe indissolubilmente il territorio lecchese alla necessità di importare da fuori provincia e fuori regione elevate quantità di rifiuti per poter garantire la piena funzionalità al forno.
Se gli amministratori locali intendono assumersi la responsabilità politica di fare del territorio lecchese un centro di smaltimento dei rifiuti provenienti da altre parti d’Italia lo dicano apertamente. Il Movimento 5 Stelle si opporrà a tale decisione.
E’ tempo che nel territorio Lecchese il “ciclo dei rifiuti” venga ridisegnato, seguendo gli esempi virtuosi dei consorzi del Veneto (Contarina Spa ) o Toscana (Capannori) , che hanno superato il modello basato sull’inceneritore sposando la strategia “Rifiuti Zero”.
Auspichiamo infine che qualunque sia il soggetto affidatario del servizio di raccolta dei rifiuti, possa implementare quanto da noi richiesto: la tariffazione puntuale, al fine di incentivare i comportamenti virtuosi volti a ridurre la quantità di rifiuto prodotto ed aumentare qualità e quantità della raccolta differenziata, da troppi anni ferma a livelli inaccettabili.
Raccolta “differenziata spinta” con separazione alla fonte dei materiali, tariffazione puntuale, incentivi economici ai cittadini che producono meno rifiuto indifferenziato: questi sono i primi passi verso Rifiuti Zero.
Ci dichiariamo disponibili a incontrare i vertici di Silea e gli amministratori comunali al fine di discutere e pianificare un nuovo modello di gestione che veda nel rifiuto una risorsa da sfruttare e non incenerire.
Meetup Lecchese Sostenitori Movimento 5 Stelle

Gestione rifiuti – Consigliere Mauri (Lecco) lei non è ben informato, il sistema proposto è meno caro ed assai più efficace

Sui rifiuti il consigliere Mauri (Comune di Lecco) ci risulta non sia ben informato, infatti il sistema proposto dal Movimento 5 Stelle è meno caro ed assai più efficace. Questa la nostra replica a quanto pubblicato sulla Gazzetta di Lecco nei giorni scorsi (questo il link all’articolo con le dichiarazioni di Mauri).

Gentile Redazione della Gazzetta di Lecco, in relazione all’articolo pubblicato in data 01/02/2014 intitolato “Cari Cinquestelle sui rifiuti sbagliate strada” contenente un intervento del consigliere comunale Mauri è necessario fornire alcune doverose precisazioni gli opportuni chiarimenti. Il consigliere è evidentemente male informato riguardo i vantaggi dell’applicazione di un tariffazione puntuale sia per le utenze domestiche sia per la utenza commerciali, duramente colpite dagli aumenti della nuova imposta. stamp 01 Rifiuti Zero

Ci focalizziamo sulla “componente rifiuti” del tributo. Sul sito del comune è indicato che “Il tributo sostituisce la TARSU (tassa rifiuti) ed è determinato sulla base della tariffa deliberata dal Comune, commisurata alla quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte”. Nella realtà però non avviene nessuna commisurazione puntuale della quantità del rifiuto prodotto dal momento che la parte variabile della tariffa fa semplicemente riferimento alla composizione del nucleo familiare senza discriminare tra comportamenti virtuosi e meno virtuosi nella produzione di rifiuti, in particolare indifferenziati. Riguardo la competenza normativa, lo stato centrale legifera. Al Comune spetta l’applicazione ed implementazione di quanto contenuto nel dispositivo di legge. 

L’aspetto interessante della TARES è il nuovo impulso verso la commisurazione del servizio all’effettiva quantità prodotta di rifiuti. Difatti i comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico, possono, con regolamento, prevedere l’applicazione di una tariffa avente natura corrispettiva, in luogo del tributo. Si tratta quindi di una decisione puramente politica se agevolare o meno i cittadini incentivando e premiando i comportamenti virtuosi.

Pochi giorni or sono il Consiglio Comunale di Vimercate ha deliberato l’adozione della tariffazione puntuale, accogliendo la mozione di un nostro consigliere comunale, identica all’istanza da noi depositata sul finire di gennaio. La tariffa puntuale è il modo più equo per far pagare il servizio di raccolta rifiuti ai propri cittadini. E ne guadagna anche la qualità, favorendo un incremento dei ricavi per le casse comunali, generati dalla vendita di materiale ai consorzi di filiera. Va considerato un effetto fiscale: con la tariffazione si ha un risparmio tondo del 10%. E’ la mancata applicazione dell’Iva, che al contrario della Tares, l’azienda (sia essa pubblica o privata) che svolge il servizio deve applicare in fattura all’amministrazione. Comuni che applicano la tariffazione puntuale  hanno avuto una riduzione media della bolletta dei rifiuti del 14,7%, in controtendenza alla media nazionale che è invece cresciuta del 21%. E’ noto che i comuni con tariffa puntuale in Lombardia  ammontano a 39 e nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti vengono presi come riferimento e “best practices”. 

Riguardo i costi dell’implementazione del servizio ad opera della società appaltanti, questi possono tranquillamente essere discussi in sede di appalto. I costi vivi dell’implementazione possono variare notevolmente a seconda della tecnologia utilizzata. Siamo in grado di proporre differenti opzioni affinchè amministrazione comunale ed azienda appaltatrice possano fare le opportune valutazioni. 

La presunta inciviltà di alcuni, adottata come scusa per non promuovere la tariffazione puntuale, non sta in piedi, dal momento che i lecchesi hanno sempre dimostrato grande civiltà e rispetto delle regole, classificando a suo tempo la nostra provincia Lecco ai primi posti nella classifica delle province’ “Riciclone Italiane”. Ricordiamo infatti al consigliere Mauri che la Provincia di Lecco è stata anni or sono la prima provincia italiana a raggiungere il 50% di raccolta differenziata.

E’ tempo di tornare ad essere ai vertici delle classifiche di virtuosità in materia di gestione dei rifiuti. C’è un legame evidente tra la tariffazione puntuale e la raccolta porta a porta. Il cittadino con la tariffa puntuale non è incentivato a barare, al contrario. All’atto pratico si evidenzia l’esatto contrario di quanto sostenuto dal consigliere Mauri: il sistema proposto dal Movimento 5 Stelle è meno caro ed assai più efficace. Siamo a disposizione ed invitiamo il consigliere Mauri e di tutte le forze politiche interessate ad incontri di approfondimento e dibattito su questa tematica.