Raccolta rifiuti a Lecco – Tariffa puntuale

I dati pubblicati dall’osservatorio provinciale dei rifiuti sono totalmente insoddisfacenti per la città di Lecco e richiedono un profondo ripensamento della strategia di gestione del ciclo dei rifiuti.

Il M5S Lecco ritiene che la via da percorrere non siano le sanzioni, quanto piuttosto gli incentivi, anche economici, ai comportamenti virtuosi, partendo da come si struttura il servizio e la tariffa annessa.

Pochi giorni or sono abbiamo accolto con piacere la notizia che a Lecco la tassa sui rifiuti ci costerà un po’ meno. E’ sicuramente una notizia positiva, ma analizzando il capitolato si evince che nella sostanza si cela anche un sostanzioso taglio del servizio che a regime vedrebbe ridursi da tre a due i ritiri della frazione umida, con conseguente notevole disagio per gli utenti nel periodo estivo quando le elevate temperature accelerano il processo di decomposizione del rifiuto organico, oltre alla riduzione ad un solo passaggio (anziché due) del giro di raccolta del sacco indifferenziato (trasparente) e ad una riduzione di passaggi di pulizia manuale e svuotamento dei cestini nelle vie dei quartieri.

La direzione presa dalla giunta è quella sbagliata e sicuramente non incoraggerà i comportamenti virtuosi e le buone pratiche. Si è preferito optare per il taglio del servizio e per una modesta riduzione dei coefficienti tariffari, confermando la scelta del metodo “presuntivo” legato ai metri quadri ed al numero di abitanti, anziché passare al metodo “corrispettivo” mediante tariffazione puntuale basato sull’effettiva quantità di rifiuti prodotti, premiando così i comportamenti virtuosi dei cittadini.

Il M5S Lecco vuole ribadire e sottolineare che non sono i metri quadri a produrre i rifiuti, bensì i comportamenti e le abitudini dei cittadini.

Nel gennaio di quest’anno abbiamo protocollato un’istanza presso il Comune di Lecco con la quale chiedevamo che si sperimentasse la tariffazione puntuale in alcuni rioni della città. Accogliamo oggi con piacere le parole dell’Assessore Provinciale Signorelli il quale giustamente sostiene che <<Bisognerebbe pensare alla “raccolta puntuale”, ovvero far pagare di più a chi meno differenzia e a chi produce più indifferenziato>>

La tariffazione puntuale è in vigore in numerosi comuni italiani ed in decine di comuni lombardi. Oltre un decennio di applicazione dimostra in maniera incontrovertibile che favorisce un incremento della percentuale di raccolta differenziata ed una contestuale diminuzione dei rifiuti complessivamente prodotti apportando benefici economici che si concretizzano in minori costi di gestione del servizio e quindi in una minore tassazione a carico dei cittadini. Senza contare i benefici in tema di salute ottenendo una riduzione dei rifiuti inceneriti.

Dove si applica la tariffazione puntuale abbiamo tariffe domestiche inferiori del 35-40% rispetto alla media nazionale e costi del servizio inferiori del 50% rispetto al dato nazionale e del 35% rispetto a quello nord italiano.
Esaminando le serie storiche degli ultimi dieci anni riguardanti l’evoluzione della media delle tariffe rifiuti in Italia registriamo aumenti complessivi del 56,92%, mentre dove si applica la tariffazione puntuale gli aumenti in 10 anni sono stati complessivamente del 8,51%, al di sotto anche della aumento dell’indice dei prezzi al consumo Istat che è stato del 22,47% (Fonte: dati ufficiali Contarina e Greenbook 2012, Fondazione Utilitatis e dati ufficiali Contarina 2011 e Ispra dati 2010)

Il sistema della tariffazione puntuale ha anche un vantaggio legato alla sua trasparenza, il cittadino infatti ha la sicurezza di pagare solo per il numero di conferimenti realmente effettuati o per i chilogrammi di rifiuti prodotti, vigilando sui processi di gestione del servizio.

Chiederemo udienza in Commissione congiunta ambiente e finanze in modo da poter illustrare agli assessori competenti ed ai consiglieri comunali le peculiarità della tariffazione puntuale, le sue modalità di applicazione oltre ai vantaggi economici per le tasche dei cittadini.

Abbattere la produzione di rifiuti ed al contempo aumentare la percentuale di raccolta differenziata mediante l’adozione di buone pratiche ed incentivi, sono obiettivi a portata di mano visti gli insoddisfacenti livelli di raccolta differenziata finora raggiunti, che vedono Lecco attestarsi ad un “misero” 54,9%, addirittura in decremento rispetto al già deludente anno precedente e ben lontano dai livelli minimi richiesti dalla legge, che vedevano nel 65% l’obiettivo minimo da raggiungere entro il 2012.

Infine non dimentichiamo che non differenziare equivale ad incenerire ed incenerire equivale ad inquinare.

Attivisti MoVimento 5 Stelle

QUANDO I PARTITI PORTANO L’ACQUA AL PROPRIO MULINO CHI RIMANE “NEL TORBIDO” SONO I CITTADINI

La questione dell’affidamento del Sistema Idrico Integrato dell’ATO della provincia di Lecco sta diventando oggetto di sterili scaramucce elettorali.

Al posto di un’analisi seria e approfondita della questione si diffondono affermazioni e articoli superficiali che, volutamente o per ignoranza, illustrano solo la punta dell’iceberg della tematica.

Ci preme ricordare che l’acqua pubblica non è una battaglia di questo o quel partito, ma una battaglia dei Cittadini.

Qui di seguito 5 domande e relative risposte:

1) Cosa vuol dire “acqua pubblica” e quale è la direzione indicata dal Referendum del 2011?

Il Referendum del 2011 è stato promosso e portato avanti dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua con un preciso obiettivo : “mettere l’acqua fuori dal mercato e togliere profitti sull’acqua” (http://www.acquabenecomune.org).

Il popolo italiano ha decretato che con l’acqua non si deve fare profitto in quanto bene essenziale per la vita e pertanto non mercificabile.

2) Quale è il modello societario più vicino e congruo all’esito referendario?

Secondo il parere dei tecnici A.N.E.A (http://www.associazioneanea.it/) l’Azienda Speciale è l’unico modello che possiede tutti i requisiti per far sì che la gestione del bene idrico si ponga al di fuori della logica del profitto.

L’Azienda Speciale ha infatti per sua natura come oggetto il SERVIZIO. Essa impronta la sua attività sui criteri di efficacia, efficienza ed economicità e ha l’obbligo del pareggio di bilancio, da perseguire attraverso l’equilibrio dei costi e dei ricavi, compresi i trasferimenti. Gli eventuali utili vengono investiti per migliorare il servizio. L’Azienda Speciale garantisce inoltre il controllo analogo.

Una società di capitale (sia SRL, sia SPA) ha per sua natura come fine ultimo il profitto.

3) Idrolario o Idroservice?

L’affidamento del servizio idrico integrato a Idroservice Srl rispetta solo in parte l’esito referendario e non consente il controllo analogo. Questo perché Idroservice è controllata al 100% da Lario Reti Holding. Si tratta quindi di una società non di primo, ma di secondo livello, su cui i comuni non hanno controllo diretto. Al momento dell’affidamento era stato prefigurato lo scorporo di Idroservice da Lario Reti Holding entro il 31/12/2014, ma nulla si è ancora mosso in questa direzione.

Allo stato attuale delle cose, quindi, l’affidamento a Idroservice, SRL a oggi ancora priva dei requisiti essenziali, configura un uso “privatistico” del bene acqua, avendo una SRL lo scopo di lucro.

Idrolario, con alcuni piccoli aggiustamenti, tra cui la trasformazione in Azienda Speciale, è la società che meglio avrebbe garantito il rispetto dell’esito referendario.

4) Cosa ha comportato e comporterà l’aumento delle tariffe dell’acqua per gli utenti?

L’aumento delle tariffe è indipendente dalla scelta della società affidataria. Essa è una naturale conseguenza della cattiva gestione e di scelte scellerate compiute negli ultimi anni, tra cui enormi spese per consulenze rese necessarie dai vari passaggi societari. Tutto questo ha provocato un indebitamento che adesso dovrà essere inevitabilmente pagato dagli utenti. Le responsabilità di tali scelte sono politiche, dato che sono state definite dall’ autorità d’ambito e da tutti i Sindaci della Provincia.

5) Quale è la soluzione possibile?

Il Comitato Lecchese per l’Acqua Pubblica (http://acquabenecomunelecco.weebly.com/), che fa parte del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e che esula dalle logiche di partito, propone un modello semplice ed economico e sicuramente coraggioso. Si tratta della costituzione di un’Azienda Speciale Consortile, partecipata da tutti i comuni della provincia di Lecco (solo 65 comuni dei 90 della provincia sono azionisti di Lario Reti Holding, ndr), che incorpori i beni, gli impianti e la gestione del servizio “ex Idrolario”e l’organizzazione “ex Idroservice”.

Questa soluzione garantisce l’affidamento in house in quanto prevede la partecipazione solo dei comuni destinatari del servizio e la possibilità per gli stessi di esercitare il controllo analogo.

La creazione di un’Azienda Speciale consortile di diritto pubblico direttamente controllata dai comuni e dotata di tutti gli strumenti di partecipazione e controllo per i cittadini, permette una gestione realmente partecipata e trasparente dell’acqua, ponendola fuori dal mercato.

Per ulteriori approfondimenti: http://lecco5stelle.org/category/acqua/

Movimento 5 Stelle Merate e Brianza Lecchese

 

“L’onore perduto della politica lecchese” – Lettera aperta

Le novità giudiziarie delle ultime settimane, che hanno interessato direttamente il nostro territorio, e che hanno visto protagonisti ex-amministratori e funzionari pubblici lecchesi coinvolti in vicende di corruzione, sia perché coinvolti nella inchiesta “Metastasi”, sia perché coinvolti in altre inchieste, evidenziano un quadro sempre più sconfortante da cui emergono le pesantissime responsabilità della politica lecchese del recente passato e del presente.

Corruzione e criminalità organizzata che infiltra le istituzioni sono i mali profondi dell’Italia, che corrodono inesorabilmente anche il nostro territorio che si riteneva al di sopra ed al fuori di questi fenomeni.

Non ci compete l’accertamento delle responsabilità penali, di cui si occupa la magistratura, ci preme però fare emergere ed evidenziare le responsabilità politiche e civiche di talune scelte.

La corruzione diventa “istituzione” nel momento in cui condannati, inquisiti o personaggi dalle “dubbie frequentazioni” vengono candidati a ruoli di responsabilità, a svolgere funzioni o ruoli pubblici, ad elezioni siano esse europee o nazionali o locali, grazie al paracadute offerto dalla peggior politica, debitrice nei loro confronti. Non le competenze e le capacità al servizio dei cittadini bensì il servilismo e la tutela di interessi specifici spesso illegittimi ed illegali.

A questa azione spesso si è associato l’operato di alcuni media “schierati” che hanno supportato con reticenze e coperture, azioni di disinformazione e di indirizzo dell’opinione pubblica. Solo così si possono spiegare i tentativi perpetrati, tramite l’approvazione di qualche norma di tutela, sottolineata con ridondanza mediatica, limitata ai fenomeni più eclatanti, ma lontana dall’incidere nella soluzione dei fenomeni.

In questo modo si è cercato di creare una opinione diffusa per cui solo i comportamenti penalmente rilevanti meritano il biasimo, mentre quelli altrettanto moralmente ed eticamente biasimevoli sono tollerati ed accettati. Una cultura dell’ipergarantismo che, in realtà si trasforma in protezionismo, corruttela ed impunità.

Si arriva quindi a ritenere irrilevanti la “disattenzione” nella composizione delle liste elettorali, le reti ambigue di relazioni personali con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata o le convenienze dirette ed indirette derivanti dal ruolo che si ricopre.

Si palesa così la volontaria confusione tra responsabilità penale e responsabilità politica, civica e morale, sancendo l’azzeramento di queste ultime.
Gli inviti alla correttezza ed al senso di responsabilità, le richiesta di dimissioni occasionate da azioni civicamente, moralmente ed eticamente censurabili e, sicuramente, fonte di discredito per l’azione politica, vengono respinti con arroganza ed ostinazione trincerandosi dietro il solito ritornello: “non è questione penalmente rilevante”.

Purtroppo le inchieste giudiziarie e le intercettazioni in esse contenute certificano che anche a Lecco, in questo nostro territorio che amiamo, la politica ha perso il suo onore, quello sancito dalla nostra Costituzione, che all’articolo 54 recita:
“Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi”.
“I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”.

Ai politici e agli amministratori che si trincerano dietro l’affermazione di aver rispettato la legge penale e quindi di non aver commesso alcun reato, vogliamo ricordare che è loro imposto un ulteriore dovere costituzionale chiaro ed inequivocabile: “disciplina e onore”.

Quando questi doveri vengono meno l’unica strada da percorrere è quella delle dimissioni.

MoVimento 5 Stelle Lecco

In Europa per l’Italia

Tra il 22 e il 25 maggio 2014 i cittadini dei vari stati europei saranno chiamati al voto per rinnovare il Parlamento Europeo (PE). In Italia si voterà domenica 25 maggio. Perché è importante votare?

Il diritto al voto rappresenta la massima espressione della democrazia  ed  e’ una conquista alla quale i cittadini non dovrebbero mai  e poi mai rinunciare,  l’80% della normativa nazionale e regionale degli stati membri e’ attualmente di derivazione europea ed in ogni caso, le grandi questioni che gli stati nazionali hanno di fronte( sviluppo economico, ricerca, approvvigionamento energia, ambiente, fenomeni migratori ) saranno decisi a livello europeo.

Con ben 73 seggi l’Italia rappresenta la terza forza in europarlamento. Un dato che stupira’ molti lettori che magari pensano che l’Italia sia ai margini nella cabina di “controllo”.  C’e la possibilita’ con le persone giuste di cambiare l’Italia dall’Europa.

L’idea del MoVimento e’ quella di riequilibrare i rapporti fra stati membri “virtuosi” e “non virtuosi” rivendicando i diritti dei  cittadini Europei  nei confronti dei poteri delle banche e delle lobbies, riportando l’idea originaria dei padri fondatori al centro della politica.

E’ quindi importante far capire ai cittadini che visione dell’Europa stanno votando, per quali persone e per quale preciso progetto politico che incidera’ profondamente sulla loro vita.

Il nostro programma e’ articolato in 7 punti:

1)            Abolizione del Fiscal Compact:

Nel corso degli anni tutti i partiti politici hanno amministrato scelleratamente la “cosa pubblica”, non investendo in crescita, indebitando oltremodo il popolo italiano. Così facendo il nostro debito ha raggiunto una cifra record: oltre 2100 miliardi ossia più del 132% del prodotto interno lordo (PIL)

Improvvisamente, nel luglio del 2012, dietro le direttive dell’allora premier Mario Monti e a nostra insaputa, gli stessi partiti che ci hanno vessato (tutti tranne il MoVimento 5 Stelle) hanno approvato in Parlamento  questo patto di bilancio europeo scellerato, un patto che impegna i cittadini italiani a ridurre in 20 anni il debito pubblico a oltre la metà, restituendo circa un ventesimo (5%) all’anno. Si tratta di una cifra enorme, compresa tra 30 e 50 miliardi anno. Considerando che quest’anno non abbiamo trovato 4 miliardi per l’IMU..

Tener fede a questo patto ingiusto e criminale vorrebbe dire svendere i nostri beni pubblici, indebitare oltremodo i cittadini, fare tagli a tutti livelli (ed i politici iniziano sempre dai diritti fondamentali quali istruzione, sanità, giustizia). In poche parole ridurci in poco tempo in ginocchio, così come già successo in Grecia, dove mancano anche le medicine fondamentali, dove i bimbi muoiono anche per una semplice dissenteria, dove il governo consente il consumo di farmaci e cibo scaduto. E la Germania si bea perché la Grecia sta mettendo i conti in ordine..!!!

E’ per questo che il MoVimento 5 Stelle stralcerà questo patto scellerato e ritratterà il debito. L’Europa non deve rimanere l’unione delle banche, deve tornare ad essere Comunità, come e’ stata concepita dai padri costituenti. Un’Europa dove nessuno deve rimanere indietro.

2)      Adozione degli Eurobond

 

I titoli del debito pubblico (per intenderci in Italia oggi i Btp,Cct Bot) in tal caso non sarebbero più nazionali, ma comunitari ed il loro  valore corrisponderebbe alla media dei valori delle economie della UE. In sostanza si metterebbe in comune il debito oltre alla moneta. Euro + eurobond. L’Eurobond sta stretto ai Paesi con le economie più forti, come la Germania e l’Olanda, che osteggiano la sua introduzione, ma aiuterebbe i Paesi in difficoltà.

L’euro senza eurobond è una camicia di forza, euro e titoli vanno equiparati e l’emissione di eurobond è la soluzione. In una Comunità ci si aiuta a vicenda, se uno Stato è in difficoltà non lo si abbandona al suo destino, come è successo per la Grecia. Ognuno si prende la sua parte di obblighi e di responsabilità. L’eurobond è la soluzione per non uscire dall’euro. La vera porta principale per attuare il vero concetto di comunita’ di un’Europa solidale.

La Germania non li vuole? Esca lei dall’euro.

 

 

3)       Alleanza tra paesi mediterranei per una politica comune

La moneta unica ha valore troppo alto sul mercato dei cambi e ciò penalizza paesi come Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia che riflettono gli effetti di un’economia a rilento e di una crisi dilagante che sta mettendo in ginocchio le produzioni mediterranee, la tecnica e la meccanica fine italiana, il design che abbellisce il mondo, l’arte, la famiglia, i figli, il futuro del nostro paese.

Perché quindi non tentare una politica comune con i paesi del mediterraneo? E’ una maniera concreta per riaffiancare paesi ed economie sminuite dal termine “non virtuose” oppure“fanalino di coda” ma che hanno continuato nonostante tutto negli anni ad aggiungere valore al mondo attraverso produzioni che accrescono bellezza e cultura.Ovviamente questa alleanza servira’ a contrastare l’egemonia dei paesi”virtuosi”, contare di “piu’” e raggiungere obbiettivi come quello degli eurobond.

4)      Investimenti in innovazione e nuove attività produttive esclusi dal limite del 3% annuo del deficit di bilancio

Il M5S propone che venga fatta un’eccezione al limite del 3% annuo di deficit di bilancio e da questo vengano esclusi tutti gli investimenti fatti dallo stato in innovazione e per creare nuove attivita’ produttive alzando il Prodotto interno lordo e migliorando il rapporto con il debito. Cioe’ l’innovazione in campo tecnologico e produttivo generera’ maggiore competitivita’ e benessere stimolando la crescita economica delle nostre piccole e medie aziende e permettere alle stesse di poter iniziare a riassumere i lavoratori oggi disoccupati.

5)      Finanziamento per attività agricole e di allevamento finalizzate ai consumi nazionali interni

Nel 2013 hanno chiuso i battenti più di 32.000 stalle e numerose aziende lasciando senza lavoro più di 36.000 cittadini italiani.

Questo in gran parte a causa dell’importazione di prodotti di ogni genere, spesso con il marchio Made in Italy (!) a causa di governi che hanno permesso questa truffa.

Peraltro e purtroppo l’Italia inoltre produce solo il 70% degli alimenti che consuma. Il cemento sta divorando il nostro paese, le campagne si stanno spopolando.

Dobbiamo diventare al più presto un Paese sostenibile per la produzione agricola e per gli allevamenti.

Per questo proponiamo vantaggi fiscali per gli alimenti che verranno prodotti e consumati in Italia e appoggiamo la Coldiretti che si spende per proteggere il “Made in Italy”.

 

6)      Abolizione del pareggio di bilancio

Il pareggio di bilancio rappresenta un insieme di manovre e direttive con le quali lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, non tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico e così mettendo il benessere del cittadino in secondo piano rispetto al vincolo contabile.

Prima della sottoscrizione di questi trattati scellerati l’Europa aveva raggiunto il suo più alto punto di civiltà in virtù del suo sistema di sicurezza sociale che consente all’individuo di non rimanere solo davanti ad eventi drammatici dell’esistenza, confidando nella solidarietà generale.

Oggi gli stati meno forti finanziariamente stanno perdendo ogni sistema di difesa contro la miseria, la malattia e l’isolamento. I continui tagli stanno (o sono arrivati) alle pensioni alla sanità e all’istruzione, svendendo i beni dello Stato e tartassando i contribuenti.

Il pareggio di bilancio non è una necessità economica o finanziaria ma il risultato di un’ ideologia politico economica che governa l’Europa ormai da oltre 20 anni, è stato imposto dal trattato europeo del 2012 ed inserito in Costituzione nel nuovo articolo 81.

Noi vogliamo abolirlo poiché non vogliamo più rinunciare alle più importanti conquiste sociali che consentono di combattere la povertà, la disoccupazione e la malattia.

7)      Referendum per la permanenza nell’euro

Come descritto nei punti precedenti, quando saremo in Europa ridiscuteremo molti trattati che vanno contro il cittadino e la sovranità popolare. Se L’Europa (leggi Germania) non vorrà ridiscutere, a quel punto il MoVimento 5 Stelle, ridando voce al cittadino, chiederà il referendum, anche se teoricamente i trattati Eu non prevedono la possibilita’ dell’uscita dalla moneta unica, ma solo dall’ Unione Europea stessa.

Il referendum sara’ un modo chiaro per sapere come la pensa la maggioranza degli italiani.

 

Osservazioni sul PGT di Lecco – Richiesta di sospensione

Il PGT della Città di Lecco, così come è stato proposto dalla Giunta, risente di tutte le difficoltà e le problematiche che hanno portato al suo concepimento. L’aver attraversato, negli anni, Giunte di diverso orientamento politico, con tutte le conseguenti mediazioni, ha inquinato la vena innovativa e propositiva che un documento di questa fondamentale importanza dovrebbe avere per il futuro della Città. Dovrebbe essere un documento di indirizzo, mentre si limita ad essere, nella più benevola interpretazione, una fotografia, logora e superata, dell’esistente, integrata con il tentativo di accogliere le istanze ed i desiderata di forti gruppi di pressione ben identificabili e riconoscibili.
Ogni scelta ha un suo perché, non è casuale, ed è troppo raramente fatta nell’interesse del singolo cittadino od a sua tutela. Anche il fatto che l’elaborazione definitiva sia stata demandata agli Uffici ha dato un sostanziale contributo a questo modesto esito. Mancano la fantasia e l’innovazione derivanti da chi si è già confrontato con altre situazioni e realtà, manca di proposta strategica e progettuale. Non esiste, al suo interno una pianificazione di indirizzo se non quella derivante dalla mediazione tra politica e gruppi ed interessi di potere, così come avviene quando la redazione e le scelte sono demandate a chi ha, per compiti e professione, quotidianità con la stessa politica e con gli stessi gruppi di interesse.   Si promette un fermo al cemento ed alla edificazione, ma poi ci si limita a fermare qualche iniziativa di singoli cittadini alla ricerca da tempo del proprio agognato realizzo di sogno abitativo, consentendo insediamenti massici e massivi a vantaggio di gruppi ed interessi economici ben consolidati. In definitiva meno cemento per i cittadini, molto più cemento per gli affari.
Si illustra come, a vantaggio del fondamentale e vitale commercio al minuto, si introduca un fermo a nuovi insediamenti della grande distribuzione e poi, in luogo di risolvere i problemi che zavorrano le singole minute attività commerciali, si introduce la norma che consente una corsia preferenziale a chi voglia realizzare i megastore che sono al di fuori delle possibilità dei singoli, ma sono nelle potenzialità di potentati economici anche estranei alla storia ed alla tradizione commerciale cittadina.
Si rivendica una storia fatta di industria e di operosità, dichiarando un impegno alla salvaguardia dei posti di lavoro, e si privilegiano scelte che premiano, con mutazione in destinazioni urbanistiche più favorevoli,  aziende ed imprenditori che dismettono o si trasferiscono al di fuori e lontano dal contesto cittadino con conseguente pesante riflesso occupazionale. Addirittura in aree ove gravitano aziende in grave difficoltà e con il futuro incerto, in luogo di serrare le fila ed impedire speculazioni, si garantiscono già lucrose diverse destinazioni quasi ad incentivarne la rapida dismissione con conseguenti gravose ricadute occupazionali. Quella che qualche anno fa era conosciuta come la Manchester del Lario, con questo PGT viene indirizzata a divenire solo una  spenta ed anonima città dormitorio.
Si sbandiera di voler indirizzare la Città verso il turismo, ma quanto proposto, anche come normativa, indirizza verso la forma deteriore di turismo, quello mordi e fuggi, con tanti costi e disagi per la cittadinanza lecchese, e scarsa ricaduta e vantaggi, e non verso un turismo stanziale, qualificato, supportato da strutture commerciali adeguate e da iniziative culturali

di richiamo per le quali non si ritagliano spazi adeguati e compatibili con il tessuto cittadino, la sua storia e la ricchezza delle bellezze naturali esistenti.
Si cerca di imporre una mobilità diversa, incompatibile anche con  l’orografia, la struttura urbana cittadina, e le necessità dei suoi abitanti, e non si trovano risposte per meglio disciplinare la viabilità esistente, per metter fine alla giungla dei parcheggi, per favorire un reale e praticabile interscambio che non rimanga solo un tratto di penna inutile, ma possa essere utile, fruibile, praticabile ed incentivante per i cittadini.
In definitiva un PGT molto modesto, di corto respiro, ed incapace di permettere una autentica pianificazione. Dopo tanti anni, attese ed aspettative, Lecco meritava ben altro risultato.
Alla luce dei recenti fatti di cronaca che hanno visto l’arresto per reati associativi di tipo mafioso del Consigliere Comunale Ernesto Palermo, componente della Commissione I “Lavori pubblici e patrimonio”, della Commissione III “Politiche sociali” nonché della Commissione V “Pianificazione, sviluppo territoriale, trasporti, ambiente”:
RICHIEDIAMO la SOSPENSIONE dell’iter di approvazione del PGT in attesa dell’accertamento dell’esistenza di eventuali abusi e irregolarità da parte della Autorità Giudiziaria.
MoVimento 5 Stelle Lecco

Lettera ai Giovani Democratici Lecchesi

Cari Giovani Democratici,

abbiamo letto la vostra “accorata” missiva in difesa del Sindaco Brivio e dell’operato del Partito Democratico.

L’aver inserito un soggetto come Ernesto Palermo nella lista del PD “squisitamente sulla base dell’opportunità politica” non è una attenuante, semmai è un’ aggravante.

Adesso però capiamo come forse “squisitamente sulla base dell’opportunità politica” a livello nazionale il PD possa aver candidato in Parlamento Francantonio Genovese, per il quale c’è una richiesta di arresto per essersi appropriato di 6 milioni destinati ai disoccupati siciliani.

E’sempre sulla base di “opportunità politica” che Davide Faraone è stato a casa di Agostino Pizzuto (custode dell’arsenale della famiglia mafiosa del quartiere San Lorenzo-Resuttana) per discutere di voti e candidature?

Stiamo parlando della stessa “opportunità politica”che vi consente di far sedere in Parlamento tra i vostri “compagni di riforme” di Forza Italia “Giggin’ a purpetta” (Luigi Cesaro) ex autista di Raffaele Cutolo il creatore Nuova Camorra Organizzata, senza indignarvi?

Probabilmente è sempre per “opportunità politica”che il PD con il suo voto alla Camera (ed in queste ore al Senato) ha, con un compromesso al ribasso (Cit. Sen. Casson – PD), depotenziato il 416ter diminuendone le pene del 40% e rendendo così inapplicabile l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ai condannati per voto di scambio elettorale politico-mafioso, esaudendo così le richieste dei “compagni di riforme” di Forza Italia.

Troviamo scandaloso che per “opportunità politica” il segretario del vostro partito stia scrivendo la legge elettorale e facendo le riforme con un condannato in via definitiva il cui partito è stato creato con la collaborazione di personaggi del calibro di Marcello Dell’Utri (condannato per concorso esterno in associazione mafiosa), Cesare Previti e Denis Verdini.

Purtroppo è sempre per “opportunità politica” che ci si nasconde dietro lo schema della sentenza, dimenticandosi che non deve essere una sentenza (magari di terzo grado) a far capire che un soggetto sia inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. A volte bastano le sue frequentazioni…

Chi quotidianamente è impegnato ad amministrare la cosa pubblica non può assolutamente permettersi di far prevalere logiche politiche ed elettorali rispetto ad una realtà incalzante e deprecabile come l’infiltrazione mafiosa.

Basare la composizione delle liste sull’ “opportunità politica” e sul tornaconto elettorale equivale a sottoscrivere il ”compromesso morale” il cui puzzo vi è evidentemente diventato sopportabile.

Troppo spesso ci si dimentica che le responsabilità politiche vengono molto prima di quelle giuridiche, tant’è che un rigore etico e morale nella condotta politica arriverebbe a rendere inutile l’azione giudiziaria.

Di questo però ci si dimentica al momento di comporre le liste “squisitamente sulla base dell’opportunità politica”.

MoVimento 5 Stelle Lecco

Lettera aperta agli amministratori lecchesi

Cari amministratori lecchesi e cari concittadini,
dopo i recenti arresti riteniamo che non ci sia posto per lo sbigottimento e l’incredulità in un territorio come quello lecchese e lombardo, dove, da oltre due decenni erano evidenti i segni di una costante ed inesorabile infiltrazione mafiosa che permeava parte del tessuto economico e sociale, arrivando fino agli apparati istituzionali, con la compiacenza della politica e ripercorrendo il medesimo schema attuato in altri comuni lombardi recentemente sciolti per mafia.
Le cronache giudiziarie di questi anni dimostrano quanto anche il nostro territorio, come larga parte di quello lombardo, sia funestato da eventi malavitosi e come sia sempre più evidente l’inefficacia della politica nell’affrontare, contrastare e sradicare il fenomeno mafioso.
Il fatto che il consigliere comunale Ernesto Palermo, ritenuto dagli inquirenti “organico” all’organizzazione mafiosa, abbia avuto accesso agli atti di governo della città, getta inevitabilmente delle ombre su tutte le decisioni prese da questa amministrazione. Certe affermazioni del consigliere creano seri interrogativi anche sulle amministrazioni del passato, o per meglio dire con parole dello stesso Palermo, di “quando c’era Franco” (Coco. ndr).
Lo sbigottimento dovrebbe esserci nel riscontrare che ancora una volta la politica non abbia saputo affrontare di petto e soprattutto per tempo i numerosi indizi di collusione con le realtà criminali.
Da anni l’associazione di cittadinanza attiva Qui Lecco Libera denuncia la presenza concreta e reale di fenomeni di infiltrazione mafiosa; tuttavia si è preferito non affrontare direttamente la questione, relegando gli eventi ad accadimenti marginali, oppure negandone addirittura l’esistenza sul territorio, ritenendo le mafie manifestazioni sociali circoscritte all’area del sud Italia. Questo, si, ci lascia sbigottiti e sgomenti.
Se a livello parlamentare il tandem Partito Democratico – Forza Italia è riuscito a far approvare alla Camera il depotenziamento delle pene comminate nel reato di voto scambio politico-mafioso disciplinato dall’articolo 416ter, chi vive quotidianamente le vicissitudini del territorio come gli amministratori locali, non può assolutamente permettersi di far prevalere logiche politiche ed elettorali rispetto ad una realtà incalzante e deprecabile come la diffusione capillare di reati riconducibili ai clan mafiosi.
Ridurre le pene equivale a complicare ulteriormente l’iter di condanna per la “messa a disposizione” del politico nei confronti del mafioso prima di ottenerne i voti. Come se non fosse sufficientemente difficile per i magistrati rilevare tali azioni delittuose. “La lunga trattativa Stato-mafia continua, ora in questo momento, in Parlamento, rendendo inoffensivo il 416ter”, come detto dai nostri portavoce di Camera e Senato.
Ci preme allora ricordare, a coloro i quali oggi si trincerano dietro i “non sapevamo” o ridimensionano l’accaduto parlando di “ingenuità”, le parole di Paolo Borsellino, che troppo spesso i politici dimenticano:
…c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto.
E ancora: La lotta alla mafia […] non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
P.S: Sono di questi giorni i recenti provvedimenti del Parlamento volti a depotenziare uno dei pochi strumenti efficaci nel contrastare l’infiltazione della criminalià organizzata nelle istituzioni: il 416ter. ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/03/voto-di-scambio-annacquato-alla-camera-ridotte-pene-e-punibilita/937922/ )
Cordiali saluti,
MoVimento 5 Stelle Lecco

Lecco, piano cave: fantasie “escavatorie” di una provincia in via d’estinzione…

Il 19 marzo 2014 l’Assessore Regionale con delega all’ambiente Claudia Maria Terzi è stato in visita a Lecco per incontrare gli operatori del territorio dei settori ambiente, energia e sviluppo sostenibile.
Su quotidiani online e testate locali sono state pubblicate le dichiarazioni riguardo il Nuovo PianoCave da parte dell’Assessore Provinciale con delega all’ambiente Carlo Signorelli. Ci permettiamo di non essere d’accordo con le affermazioni dell’Assessore Signorelli, il quale afferma che « Questo Piano Cave ha visto condivisione unanime dei principi generali da cui è ispirato, principi che non prevedono nuove escavazioni.»

Non ci risulta però che siano sono state tenute in considerazione le numerosissime osservazioni di contrarietà al Nuovo Piano Cave Provinciale elaborate da cittadini, associazioni e comitati.
Ci pare quantomeno fuorviante affermare che non siano previste nuove escavazioni, quando i nuovi volumi concessi, benché ci siano ancora tantissimi volumi non utilizzati presenti nel vecchio piano, sono talmente elevati da implicare un ampliamento notevole dei siti attuali, che di fatto intaccheranno zone di montagna “vergine”, facendo diventare quella porzione del Monte Magnodeno un enorme cratere che incorporerà i due crateri esistenti.

Il fatto che l’Assessore Signorelli sostenga che «la Giunta provinciale ha ricevuto la chiara indicazione politica di difendere questo piano cave in Regione. Sarebbe una beffa se dopo il costruttivo e intenso lavoro fatto arrivasse una modifica sostanziale a quanto espresso dal territorio»  ci lascia alquanto perplessi e conferma quanto avviene a livello nazionale: le indicazione dei cittadini, dei comitati e delle associazioni NON vengono minimamente tenute in considerazione. E’ stata tenuta in considerazione SOLO la volontà delle aziende cavatrici e dei costruttori edili, che hanno “dettato” il piano cave, ritagliandolo solo ed esclusivamente sulle proprie esigenze di lucro e profitto. Questo piano NON E’ espressione del territorio, è espressione delle lobby cavatrici.

Signorelli definisce “beffa” un’eventuale, ma a nostro avviso necessaria, modifica sostanziale del piano, che se dipendesse da noi avverrebbe nel rispetto della volontà popolare e delle istanze del territorio. Desta preoccupazione la dichiarazione del Direttore Generale Ambiente, Energia e Sviluppo Sostenibile di Regione Lombardia, Dario Sciunnach in quale afferma che : «Si tratta di un piano all’insegna della conservazione e della razionalizzazione, in linea con l’andamento generale del mercato e attento all’ambiente. È inoltre prevista la valorizzazione delle attività estrattive già in essere. Vista l’ampia condivisione che ha riscontrato in provincia non dovrebbero esserci particolari problemi; probabilmente si tratterà dell’ultimo piano cave approvato con la vecchia legge regionale».

Con un piano cave di tali sproporzionate dimensioni, non si conserva e razionalizza nulla, anzi, prosegue lo scempio delle montagne lecchesi, in spregio alla ricercata (a parole) vocazione turistica del territorio. Basta dare uno sguardo alle Cave Mandellesi sulla sponda occidentale del Lario o guardare dai Piani d’Erna lo scempio del Monte Magnodeno per rendersene conto.

In questo piano non si è posta adeguata attenzione ai ripristini ambientali dei vecchi siti, imponendo l’immediata rimozione dei manufatti abbandonati. Non si è fatta una adeguata verifica del rispetto degli impegni presi in precedenza dalle aziende cavatrici.
Non si è tenuto conto dell’andamento generale del mercato e delle sue tendenze, ma soprattutto degli abbondanti volumi residui del vecchio piano, pari a 5,3 milioni di metri cubi ancora da estrarre. Malgrado questo la Provincia concederà ulteriori 11,7 milioni di metri cubi da qui al 2033. Rileviamo medie annue di cavato che arrivano in alcune aree a sfiorare il 150% in più di quanto estratto negli ultimi tre anni.
Non si tiene conto dell’ambiente e del già precario equilibrio della porzione di montagna su cui insiste l’85% (!) del piano provinciale.

Il DG pare dimenticare che a ridosso di quella montagna ci sono case, scuole, asili, e l’Ospedale Alessandro Manzoni, ma in particolare che quei siti estrattivi passa il tunnel che collega Lecco alla Valsassina!
Si è deliberatamente scelto di ignorare che su tredici indicatori di valutazione delle ricadute sul territorio di escavazione le cave lecchesi registrano insufficienze in ben otto casi, registrando impatti “sensibili”, “rilevanti” e “molto rilevanti”.
Ci piacerebbe infine sapere qual è «l’andamento del mercato» di cui hanno tenuto conto nella redazione del piano, dal momento che è palese crollo dei consumi nazionali di cemento, che sono passati dai 46,8 milioni di metri cubi del 2006 ai 25,5 metri cubi del 2012, in sintonia con il tracollo degli investimenti in costruzioni (-25,5% dal 2007).

Siamo fermamente contrari a questo nuovo piano cave provinciale, la cui approvazione ad opera di Lega ed NCD avviene nel silenzio del PD Lecchese, il quale per mezzo dei suoi rappresentanti in Provincia e nel comune di Lecco non ha saputo produrre nei tempi utili valide osservazioni a difesa del territorio e dei cittadini. Il Comune di Lecco addirittura ha fatto pervenire le 4 comiche paginette di osservazioni, FUORI TEMPO MASSIMO, facendo una figura barbina!

I Lecchesi ringraziano Lega, NCD e PD per aver fatto gli interessi delle aziende cavatrici, che potranno continuare devastare il già duramente sfruttato monte Magnodeno. Altro che “difesa del territorio”, qui si continuano a difendere gli interessi di pochi a scapito di molti.

MoVimento 5 Stelle Lecchese

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Risposta al Senatore Arrigoni

Alcuni giorni fa compariva un articolo su: “Il Corriere di Lecco” dove il Senatore Arrigoni scriveva…
Gentile Senatore, 
Il Movimento 5 Stelle non accetta lezioni sulla cultura, sulla “naturalità dei sentimenti e i valori fondanti della nostra società”  da un partito che ha riempito le pagine delle cronache giudiziarie ed i suoi esponenti sono indagati per scandali di ogni genere, che vanno dall’uso di denaro pubblico per fini privati al falso in atto pubblico.
 
Inaccettabile e sovversivo nei confronti dei valori fondanti della nostra società  è l’utilizzo di denaro pubblico per pagare pranzi di nozze, lauree albanesi, diamanti, mutande verdi ed altre amenità di cui esponenti leghisti in questi anni hanno dato sfoggio.
 
Inaccettabile è raccogliere firme false per poter presentare una lista elettorale.
 
Inaccettabile è pensare che con un “colpo di scopa” si possano cancellare 20 anni di complicità con un soggetto condannato in via definitiva per aver frodato il fisco.
 
Inaccettabile è aver votato che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
 
Inaccettabile è professarsi difensori dei valori cattolici, per poi trascendere in riti pagani in onore del dio Po trastullandosi con un’ ampolla.
 
Inaccettabile è aver fatto scempio della solidarietà verso i bisognosi, discriminando sul colore della loro pelle o sulla loro origine.
 
I valori che vogliamo trasmettere noi sono forse diversi dai suoi. Una famiglia felice, indipendentemente dalle distinzioni che lei ha sottolineato, è una famiglia che è serena, e non quella che ha il padre licenziato senza nessuna colpa dall’azienda coinvolta in giri di tangenti, o con il padre in cassa integrazione che fra poco terminerà e non si sa che fine farà, per esempio. Questi sono i problemi di cui occuparsi.
 
Se gli amministratori di una regione fossero tutte persone accorte, allora forse si avrebbe quella condizione virtuosa dove le ditte coinvolte in un appalto regionale ed infiltrate dalla mafia alla gara nemmeno ci arrivano e la mafia viene tenuta fuori dagli appalti pubblici.
 
In merito alla cittadinanza, ci preme ricordare che i cittadini sono tutti uguali, indistintamente. Se facessimo distinzioni allora diventeremmo leghisti, e ci mancherebbe solo questo, visto che da sinistra ci accusano di essere di destra, da destra ci accusano di essere di sinistra.
 
Noi non siamo né di destra, né di sinistra. Noi siamo oltre.
 
A proposito: lo sa che i transessuali possono anche essere cittadini, vero?
 
Cordiali saluti,
MoVimento 5 Stelle Lecchese

Risposta all’editoriale del 18/03 – “No” ideologici all’Expo 2015

Gentile Redazione,
abbiamo letto con attenzione il vostro editoriale datato 18 marzo 2014 ed intitolato “No” ideologici all’Expo 2015.
Come ha potuto notare a distanza di pochi giorni dalla manifestazione organizzata dal Movimento 5 Stelle a Milano per sollevare l’attenzione sulle vicende dell’Expo, ecco che arriva il primo arresto, seguito da altri sette, per “manovre occulte” e “per  la scandalosa situazione di conflitto di interesse dei professionisti sopra indicati [Antonio Rognoni e Pierpaolo Perez] in quanto, contemporaneamente, in modo diretto o indiretto, assistono la pubblica amministrazione nella predisposizione di procedure e contemporaneamente alcuni concorrenti: quelli che poi vincono le gare” (così recitano le motivazioni della Magistratura e quanto scrive il Giudice Preliminare Andrea Ghinetti), e a ruota altri 27 fascicoli per altrettanti personaggi legati proprio a questo martoriato Expo 2015.
Caro Direttore, vogliamo dirle una cosa che è in totale dissonanza con quello che lei ha scritto nel suo editoriale: noi non siamo contro l’expo per ragioni “ideologiche”. Noi siamo contrari a quel modo di organizzare e gestire l’evento, ed al conseguente scempio di territorio agricolo. Una vera beffa, se si pensa che lo slogan di Expo è “Nutrire il pianeta”. Se il pianeta lo vogliamo nutrire con asfalto, cemento e speculazioni edilizie con annesse mazzette ed in spregio della legalità, cancellando poi ettari di suolo agricolo, ci permetta di non essere d’accordo.
Avevamo visto giusto sostenendo da tempo che le mani sull’Expo le ha messe un gruppo di “colletti bianchi”, di professionisti saldamente agganciati ai palazzi della politica, della peggior politica, contigua alla criminalità organizzata in grado di mungere soldi pubblici (miei, suoi, nostri) e indirizzare le gare d’appalto per Expo 2015. Le cronache giudiziarie di questi giorni lo confermano.
Siamo convinti che in un paese civile, fatto di gente che lavora, fatto di servizi che funzionano, fatto di solidarietà verso i soggetti più deboli, fatto di onore reale e non onore mafioso, fatto di tranquillità da parte del cittadino nei confronti delle istituzioni, un’esposizione internazionale sia vanto e orgoglio come lo è stato per tanti altri paesi nel corso degli anni.
Vorrà però convenire con noi che tali condizioni non ci sono proprio, in questo momento, e lo confermano i fatti occorsi in queste ore. Un’altra cosa che la stupirà, è quella che noi non siamo felici di scoprire che le nostre supposizioni diventano realtà, come in questo caso. Se noi siamo in strada, tutti i giorni, per parlare alla gente, è perché questa gente a noi è cara e perché vogliamo che l’assetto delle cose che regolano gli affari pubblici sia talmente trasparente da far si che l’Expo, e non solo quello del 2015, possa finalmente realizzarsi fra la comune soddisfazione e l’orgoglio di tutti i cittadini, noi e lei compresi.

Ci auguriamo di vedere nel futuro più prossimo possibile, in Italia, opere che si realizzino senza sentir parlare di mafia, camorra, tangenti, corruzione, appalti truccati e senza arresti.

Siamo certi che manterrà fede all’impegno preso coi sui lettori  seguendo ed informando con “puntiglio e scrupolo l’intera vicenda dell’Expo, con attenzione sia agli aspetti tecnici sia a quelli economici della realizzazione e in special modo all’impiego dei soldi pubblici, perché questi non vengano dissipati, ma usati per il bene della comunità, riportando con dovizia di particolari come si è giunti a quegli arresti, da chi quelle persone sono state nominate e collocate in quei ruoli, da chi è stato voluto quel complesso di società pubbliche che sembrano però tutelare interessi privati.

Concludiamo infine citando la dichiarazione pubblicata sul sito istituzionale del Movimento 5 Stelle Lombardia ( www.lombardia5stelle.it ) da parte dei nostri Consiglieri Regionali“In attesa di ulteriori sviluppi, le accuse che hanno portato all’arresto di Antonio Rognoni sono l’ennesimo esempio, se mai ce ne fosse ancora bisogno, di come le infrastrutture siano solo l’occasione per speculare e finanziare gli amici. L’arresto non può lasciare indifferente la Giunta e il Presidente Maroni che fino a poco tempo fa paventava l’ipotesi di nominarlo quale sub commissario a Expo per difendere gli interessi della Regione.
Chiediamo, in attesa degli sviluppi dell’inchiesta il blocco di tutte le opere in via cautelativa in mano a Infrastrutture Lombarde, oltre 11 miliardi di euro. ILSPA è stata oggetto di innumerevoli richieste di accesso agli atti da parte del Movimento 5 Stelle con l’intendo di fare chiarezza su appalti, consulenze e grandi opere. In un anno Maroni non è stato in grado di smantellare il sistema formigoniano di cui Rognoni è immediata emanazione.
Finché i posti di potere saranno occupati da individui nominati dai partiti e sostenuti dalle lobby economiche il rischio corruzione rimarrà ben oltre il livello di guardia. Certo questo arresto richiede una seria riflessione su queste società partecipate. Chiediamo a Roberto Maroni di venire in Consiglio regionale a relazionare sulla situazione e i suoi sviluppi.  Solo sabato visitavamo il sito Expo denunciando tutte le storture del progetto e degli appalti ad esso connesso. Questa notizia non ci stupisce, ci indigna, e sarebbe bene che il Presidente Maroni abbracciasse le idee del Movimento 5 Stelle sulla legalità, una chimera nell’Istituzione Lombarda”.
Ringraziandola per lo spazio concessoci, le porgiamo i nostri più cordiali saluti.
MoVimento 5 Stelle Lecchese