Il governo Renzi vuole la privatizzazione dell’acqua: FERMIAMOLO!

COPERTINAIl Governo Renzi sta tentando di raggiungere il risultato cui sinora nessun governo era riuscito ad arrivare: la privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali.

Lo fa attraverso due provvedimenti: il decreto “Sblocca Italia” e la legge di stabilità.

Con il primo, impone ai Comuni l’obbligo di aggregare le società del servizio idrico per arrivare ad un gestore unico per ogni ambito territoriale ottimale, spesso coincidente con il territorio regionale.

Con la seconda, rende sempre più onerosa la gestione pubblica dell’acqua e spinge gli enti locali a privatizzare, permettendo loro di spendere fuori dal patto di stabilità i soldi ottenuti dalla cessione delle proprie quote ai privati.

Il Governo Renzi vuole in questo modo mettere una pietra tombale sul risultato referendario che nel 2011 ha visto la maggioranza assoluta del popolo italiano pronunciarsi per una gestione pubblica, partecipativa, territoriale e senza profitti dell’acqua e di tutti i beni comuni.

Il Governo Renzi vuole affidare l’acqua e tutti i servizi pubblici locali a quattro grandi multiutility collocate in Borsa: A2A, Iren, Hera ed Acea, consegnando i beni comuni delle comunità territoriali agli interessi dei grandi capitali finanziari.

In questi anni, in ogni luogo del paese, abbiamo detto a gran voce: “si scrive acqua, si legge democrazia”.

Per questo diciamo al governo Renzi: INDIETRO NON SI TORNA!

Si attui il referendum, si affidi la gestione dell’acqua pubblica, partecipativa e senza profitti alle comunità locali.

FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE!

(Testo tratto dal sito http://www.acquabenecomune.org/petizione)

 

“Bene la diminuzione delle tariffe su sacco viola e vetro. Si punti però a diminuire i rifiuti prodotti ed inceneriti e ad abbassare in maniera sostanziale le tariffe”

sacco_violaAccogliamo con favore la notizia che Silea Spa abbia deciso di diminuire il costo di smaltimento del “sacco viola” per i lecchesi, che passerà da 74 euro a 70 euro alla tonnellata, così come la diminuzione della spesa pro capite relativa alla raccolta del vetro che passerà dagli attuali 2,5 euro a tonnellata ai 2 euro e che speriamo faccia veramente registrare bollette più leggere per il 2015. Resta comunque la delusione perché questa riduzione è così limitata.

Riguardo la percentuale di raccolta differenziata raggiunta dal Comune di Lecco, il dato del 60% è appena sufficiente, dopo che per anni ha stagnato ben al di sotto di tale soglia a fronte di un prescritto 65%, comunque insoddisfacente se confrontato ai livelli raggiunti da altri comuni Lombardi di dimensioni simile al nostro o capoluoghi di provincia del Veneto, dove si tende al 80% di raccolta differenziata, senza ricorrere ad inceneritori e discariche. Si vuol quindi vendere per un successo quello che però è solo un modesto risultato.
Non è comunque sul livello di raccolta differenziata che bisogna porre l’attenzione rischiando di fare opera di “distrazione di massa”, bensì sul quantitativo pro-capite di rifiuto indifferenziato prodotto. Il cosiddetto “sacco trasparente”, che poi è gettato nel forno inceneritore.
Su questo fronte i risultati conseguiti dal Comune di Lecco negli ultimi 5 anni sono assolutamente insoddisfacenti, complice la necessità di alimentare il forno non si è mai voluto puntare su un’effettiva politica di incentivi alla riduzione di rifiuto indifferenziato o comunque alla diminuzione di rifiuti complessivamente prodotti.

sacchi-violaLa tariffazione puntuale, basata sul principio del “più inquini, più paghi”, consente di far pagare i cittadini in base alla quantità di rifiuto indifferenziato prodotto ed è lo strumento migliore che oltre a consentire un forte calo delle tariffe incentiva i comportamenti virtuosi, portando ad una produzione annua pro capite di rifiuto indifferenziato vicina ai 50 kg, a fronte dei 194 kg per abitante di Lecco. Questo è quello che emerge da oltre un decennio di osservazioni in Veneto: tariffe più basse e minori quantità di rifiuti prodotti.

Auspichiamo che Silea Spa accolga la nostra proposta di introdurre la tariffazione puntuale a Lecco, perseguendo una politica di reale incentivo alla riduzione dei rifiuti prodotti e di tutela della salute dei cittadini rendendoci indipendenti dal forno inceneritore.

I lecchesi e le tasse… Triste primato!

E’ notizia di ieri, con ampio risalto sulla stampa locale, che analisi e studi condotti dall’Ufficio Studi della UIL collocano la nostra Città tra quelle con il costo medio della TASI (la tassa sugli immobili) tra i più cari d’Italia.
La nostra Città, infatti, tra i 107 capoluoghi di Provincia, si colloca nelle prime posizioni, al 16° per l’esattezza; un triste primato vinto da Torino.

Questa situazione non è frutto del caso ma, di una politica amministrativa cittadina inerte e passiva, che mostra sempre più la corda. Una politica fatta nel senso più ragionieristico del termine (senza offesa per la categoria), ove ci si limita a cercare di coprire i costi aumentando le entrate ed arrestandosi quando non vi sono più risorse indipendentemente dalla urgenza e dall’importanza degli interventi da fare.
Si denota, inoltre, sempre più la mancanza di competenza e iniziativa in chi ci amministra ed anche in chi, come le opposizioni, dovrebbero essere di stimolo e di pungolo alla maggioranza. Si continuano poi a perdere occasioni ed opportunità per ricercare ed ottenere finanziamenti utili al realizzo delle opera: l’edilizia scolastica con l’8×1000 ne è un chiaro esempio!

Perché affannarsi quando poi c’è il Pantalone lecchese da mungere?

Da una parte ci si lamenta di non aver soldi e di non poter finanziare interventi essenziali quali la manutenzione stradale, l’edilizia scolastica, l’efficienza e decoro di parchi e giardini pubblici.
Dall’altra si chiede sempre di più alle tasche dei cittadini.
Apparentemente un controsenso. In realtà dall’esame approfondito del bilancio comunale (che abbiamo fatto in vista dei prossimi appuntamenti elettorali) emerge un dato inconfutabile: tagliando sprechi e sperperi inutili si possono recuperare risorse rilevanti che possono ridurre di molto l’iniqua tassazione cui i cittadini lecchesi sono soggetti. Lo dimostreremo!

Nel nostro programma elettorale, che presenteremo nel prossimo gennaio, indicheremo chiaramente cosa tagliare, quanto tagliare e quanto recuperare per ridurre l’imposizione fiscale cui i lecchesi sono destinatari, in particolare sulla casa.

Un altro punto fermo e qualificante della nostra proposta elettorale sarà il bilancio partecipativo quale strumento per accrescere la coscienza civica, stimolare la partecipazione diretta e favorire un uso efficace delle risorse pubbliche. Se avremo il consenso degli elettori lecchesi la nostra Amministrazione si caratterizzerà per l’adozione, da subito, di questo strumento.
Basta bilanci con priorità scelte e definite nelle segrete stanze delle segreterie partitiche con il contributo delle lobby. Benvenga, invece, un bilancio scritto con il consenso e l’aiuto dei cittadini che decideranno quali saranno le priorità di spesa e di ricavo.

Un’autentica rivoluzione, a beneficio della città, con meno potere ai partiti e più alla cittadinanza. Che si possa fare lo dimostrano le Amministrazioni a Stelle, sempre più numerose .
L’augurio è che anche Lecco voglia esser nel gruppo.

La deleteria guerra tra due zucche

zuccheNella giornata di San Nicolò, Patrono di Lecco, che avrebbe dovuto essere dedicata ai “pomm” per i bambini, i cittadini lecchesi hanno dovuto, invece, subire disagi e ritardi dovuti ad una nuova puntata della guerra tra zucche.

Da una parte una zucca “piddina”, lecchese, che, nella sua tracotante arroganza, perpetua la sua devastante azione amministrativa, a totale svantaggio e disagio dei cittadini lecchesi, nel campo della viabilità e dell’ambiente.

Dall’altra una zucca “padana”, della vicina Pescate, che con atteggiamenti autoritari, da sceriffo come gli piace definirsi, ritiene di potersi comportare come se fosse un “padre padrone” e di poter infliggere disagi e vessazioni a chiunque abbia la sventura di transitare nel suo feudo.

Motivo del contendere? Il Ponte Azzone Visconti, conosciuto più familiarmente dai lecchesi, come Ponte Vecchio.

rotondina-ponte-vecchioLa prima zucca, nel suo farneticante delirio di onnipotenza che lo sta portando a modificare, in peggio, la viabilità di molti rioni, ha deciso, ad inizio estate, che: basta! Dal Ponte Vecchio non si deve più entrare in Città. Il tutto per quattro piote danneggiate delle passerelle laterali.
Con la complicità di una sovraintendenza (che si è inventata un obbrobrio di parapetti, che nulla hanno a che fare con il ponte e l’hanno reso non solo più brutto, ma anche architettonicamente irriconoscibile) ha ristretto le carreggiate (altro marchio di fabbrica, vedi Corso Matteotti), creato una inutile e pericolosa corsia ciclabile/pedonale ed imposto, dopo lunghe discussioni e contro il parere di molti, un blocco all’entrata in Città da quel ponte.
Poiché è “notorio” che Lecco è la Città dei ponti, dato l’elevato numero esistente (ben tre di cui uno lungo una superstrada), questo provvedimento risulta essere delirante e deleterio per il traffico cittadino. Inoltre i residenti del quartiere Lazzaretto di Lecco e del Porto di Malgrate continuano a “ringraziarlo”, vedendosi precipitati in un revival di disagi che pensavano di aver superato definitivamente vent’anni fa con l’apertura dello attraversamento.

pescate_chiusura_ponteLa seconda zucca, anch’essa vittima di un farneticante delirio, questa volta padano, al grido di “Padroni in casa nostra” (come se i cittadini di Pescate e Lecco fossero qualcosa di diverso tra loro e non vicini di casa), ha deciso di intraprendere un’azione muscolare: con motivazioni ufficiali (da lui stesso poi smentite per sottolineare lo scopo punitivo della sua iniziativa), ha chiuso nella mattinata di sabato scorso l’accesso al Ponte Manzoni, o Terzo Ponte che dir si voglia, creando disagi, lungaggini ed arrabbiature a chi avesse avuto la sventura di transitare di là.
Anche in questo caso sono stati soprattutto i cittadini del Lazzaretto e del Porto a pagarne le conseguenze maggiori in termini di vivibilità, ma questo alle due zucche, nella loro farneticante contrapposizione, poco importa. Importante è ribadire la loro “onnipotenza” e marcare il “loro” territorio.

15239_10201072695167799_1269164479_nNoi crediamo che le due Città si meritino Amministratori decisamente migliori.
Il M5S ha elaborato una proposta innovativa, risolutiva e rispettosa delle esigenze delle comunità e dei cittadini (siano essi automuniti, ciclisti o pedoni) per il Ponte Vecchio.
Farà parte del nostro programma per Lecco 2015. Chi vivrà, vedrà!

Intanto subiamo la guerra delle zucche.

Definiti i termini per accedere ai fondi dell’ 8 x 1000 da dedicare all’edilizia scolastica

Continuando nell’opera d’informazione che il Movimento Cinque Stelle lecchese sta facendo in merito all’edilizia scolastica ed alle incapacità che questa Amministrazione sta dimostrando, comunichiamo che, a completamento del Decreto Legge dello scorso 23 luglio, dei regolamenti attuativi nel frattempo pubblicati, grazie ad un emendamento presentato dai Deputati del Movimento 5 Stelle e recepito dalla Legge di Stabilità in approvazione nelle aule parlamentari, è stato fissato il termine per la presentazione delle domande: il prossimo 15 dicembre.

Toti MaggianicoRicordiamo che tali fondi si riferiscono alle quote del 8 x 1000 non destinate, cioè di quei fondi derivanti dalle denunce dei redditi di quei cittadini che non hanno scelto la destinazione di tale quota.
Ricordiamo, inoltre, che l’accesso a tali fondi non è connesso a quanta parte di 8 x 1000 non sia stato destinato nel singolo Comune, ma si tratta di un fondo nazionale cui hanno diritto di accedere tutti i Comuni, purché in allegato alla domanda vengano presentati i progetti per i quali si chiedono i finanziamenti.

Riteniamo che la Città di Lecco abbia urgente necessità di tali fondi!
Cosa sta facendo la nostra Amministrazione al riguardo?

Negli incontri dello scorso ottobre con le Assessori Corti, Rota e Bonacina, a seguito della nostra richiesta scritta dello scorso 18 settembre, ci era stato risposto sottolineando la sostanziale inutilità della redazione dei progetti in assenza dei regolamenti attuativi.

Ora scuse e giustificazioni stanno a zero!

I Decreti attuativi ci sono da circa un mese ed ora vi è anche un termine preciso per la presentazione delle domande.
grossiA che punto siamo? Riteniamo che le Assessori debbano una risposta alla Città. Perché non chiedere il finanziamento della catastrofica ristrutturazione della Tommaso Grossi? Anche in questa caso, non vi sono ancora i progetti pronti e preparati e si sta procedendo solo a spanne? E’ un dubbio legittimo considerando che da un iniziale trasferimento degli alunni fino al gennaio 2015, ora i termini sono già slittati all’inizio del prossimo anno scolastico (settembre 2015). Considerando i tempi di completamento delle opere pubbliche cittadine, e gli evidenti errori di programmazione e pianificazione, è probabile che nessuno degli alunni della Tommaso Grossi costretti all’emigrazione, non solo quelli del 3° anno, potranno mai rivedere le proprie aule.