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Ci si interroghi sul “quando” spegnere il forno, e non sul “se” – Le alternative esistono!

Registriamo positivamente la presa di posizione espressa dal gruppo politico “Democrazia è Partecipazione” sul tema “caldo” del teleriscaldamento e la loro proposta di interpellare i cittadini mediante referendum.

Come attivisti del Movimento 5 Stelle, ma in primis cittadini, saremmo ben felici di supportare l’iniziativa proposta dal suddetto gruppo. Purtroppo però il percorso suggerito al momento non è attuabile. Auspichiamo comunque che ogni forza politica che si oppone a questo faraonico ed insensato progetto che ci renderebbe dipendenti dall’importazione di rifiuti per essere alimentato, utilizzi la propria voce e le proprie forze per coinvolgere quante più persone possibili in questo dibattito che interessa tutti i comuni della nostra provincia.

È necessario che amministratori, cittadini ed azienda si confrontino su un tema mai concretamente affrontato: la data certa di spegnimento del forno inceneritore, senza la quale non avrebbe fine il continuo utilizzo di denaro pubblico per il suo costoso mantenimento ed ampliamento. È nostro dovere portare il dibattito non tanto sul “se” spegnere il forno ma sul “quando”. A nostro giudizio la data da individuare è quella della fine degli ammortamenti dell’ultimo costoso revamping avvenuto tra il 2008 ed il 2009, fissando quindi al 2024 la data ultima di vita del forno.

Avremmo tutto il tempo di perseguire gli obiettivi che la stessa Unione Europea ci pone in termini di “Economia Circolare” ed implementare le alternative tecnologiche volte a massimizzare il recupero di materia. Gli stessi indirizzi strategici approvati dai soci di Silea Spa lo scorso giugno in termini di incremento della raccolta differenziata e diminuzione del rifiuto urbano residuo non sono compatibili con un impianto ed una progettualità che dovrebbe funzionare al massimo carico termico derivante dalla combustione di rifiuti per alimentare anche una rete di teleriscaldamento.

Si investa piuttosto nelle tecnologie alternative per il trattamento a freddo del rifiuto residuo che massimizzino la quantità di materia recuperata per poi essere reimessa nel circuito economico e consentire lo sviluppo di una filiera imprenditoriale e produttiva che avrebbe anche positive ricadute sull’occupazione.

M5S Lombardia: Inceneritore di Valmadrera, la Regione non deve imporre il teleriscaldamento!

Il 9 giugno scorso, nell’ambito di un’audizione presso la commissione Ambiente del Consiglio Regionale, il Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero ha riportato le preoccupazioni dei cittadini relative al potenziamento autorizzato dalla Regione Lombardia dell’inceneritore di Valmadrera e al progetto del teleriscaldamento, denunciando l’insufficiente livello di raccolta differenziata nella provincia di Lecco (da 10 anni ferma al di sotto di un insoddisfacente 60%. Con l’ultimo anno che la vede ferma ad un misero 58,5%) nonché diverse irregolarità segnalate da Arpa, Agenzia regionale protezione ambiente, relative alla gestione ambientale del forno da parte del gestore, la società pubblica SILEA S.p.A.

La Regione Lombardia ha imposto la realizzazione della rete di teleriscaldamento come condizione necessaria per il rinnovo delle autorizzazioni di esercizio del forno.

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Il 21 luglio prossimo il M5S Lombardia presenterà alla Commissione Ambiente del Consiglio Regionale una risoluzione che impegna il Presidente e la Giunta Regionale ad eliminare la prescrizione che lega il potenziamento del forno alla realizzazione del teleriscaldamento.

Gianmarco Corbetta, capogruppo del M5S Lombardia: “Il Coordinamento ha calcolato che l’inquinamento emesso dal teleriscaldamento è più elevato rispetto a quello delle caldaie domestiche a metano che si andrebbero a spegnere, soprattutto per la quantità di diossine che risulta oltre 10 volte superiore”.

Se si volesse davvero abbattere l’inquinamento – continua Corbetta – bisognerebbe porsi come obiettivo la dismissione del vecchio forno, coerentemente con gli scenari di decommissioning previsti dal Consiglio Regionale. Da questo punto di vista non è accettabile l’autorizzazione che è arrivata da Regione Lombardia al potenziamento dell’impianto di Valmadrera, così come la prescrizione di realizzare la rete di teleriscaldamento. Il piccolo forno di Valmadrera ha tutte le caratteristiche per poter essere dismesso e non deve essere obbligato a funzionare ancora per qualche decennio contro ogni logica ambientale ed economica. L’obiettivo della nostra risoluzione è lasciare liberi i soci di Silea, di decidere se fare il teleriscaldamento cancellando il pretesto che “lo impone la Regione”.

La realizzazione della rete di teleriscaldamento rappresenta un pesante vincolo per i prossimi decenni”, conclude Corbetta.

Per Massimo Riva, capogruppo del M5S Lecco: “Non ha senso lo spreco di denaro pubblico per il faraonico progetto di rinnovo del forno inceneritore funzionale al teleriscaldamento, della cui fruizione beneficerebbero poche migliaia di cittadini, mentre i rischi economici e finanziari ricadrebbero su tutti gli abitanti dei comuni soci di Silea Spa”.

A nostro giudizio – ribadisce Riva – il momento è invece propizio per programmarne la dismissione (anzichè il suo rinnovo e potenziamento) ed investire in strategie di gestione dei rifiuti che puntino alla diminuzione dei rifiuti prodotti, all’aumento della raccolta differenziata e massimizzino il recupero di materiali nonchè il riciclo di risorse”.

E’ necessario investire sul trattamento a freddo della frazione residuale attraverso la “Fabbrica dei materiali” e sviluppare una filiera imprenditoriale derivante dalla gestione virtuosa dei rifiuti che avrebbe anche positive ricadute occupazionali oltre a positivi impatti su ambiente e salute umana.

“Interpellanza al Consiglio Regionale della Lombardia su AIA rilasciata a Silea Spa”

I gruppi lecchesi del MoVimento 5 Stelle, per mezzo del Consigliere Regionale Gianmarco Corbetta, hanno depositato in data 9 gennaio 2015 un’interrogazione con risposta, rivolta alla Giunta Regionale della Lombardia, avente per oggetto l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata all’azienda Silea Spa ed il relativo aumento della quantità di rifiuti inceneribili dal forno di Valmadrera conseguente lo sfruttamento del pieno carico termico.

Il territorio lecchese, con tendenza costante, ha prodotto negli ultimi sette anni una frazione destinata all’incenerimento pari ad una valore compreso tra le 61.000 e le 52.000 tonnellate annue con una costante tendenza al ribasso, confermata anche dai dati 2013, vicina alle 52.000 tonnellate.
Il Forno inceneritore di Valmadrera è apparso, quindi, ampiamente sovradimensionato alla luce della sua potenzialità installata pari a 123.000 tonnellate annue.

L’autorizzazione rilasciata a Silea Spa in sede di conferenza dei servizi a nostro avviso contrasta con il DCR X/209 del 3 dicembre 2013, votato all’unanimità da tutte le forze politiche che siedono in consiglio regionale, il quale impegnava la giunta a “definire, per quanto riguarda gli impianti di incenerimento, scenari e criteri di decommissioning, cioè di disattivazione progressiva degli impianti o delle singole linee di combustione, coerenti con la progressiva diminuzione di produzione del rifiuto urbano residuo regionale. I criteri saranno definiti in modo da favorire la disattivazione degli impianti meno efficienti sotto il profilo ambientale, in coerenza con le direttive europee in materia di rifiuti, risparmio energetico e protezione dell’ambiente, garantendo in ogni caso l’applicazione dei piani manutentivi già programmati”.

Il Programma Regionale di Gestione dei Rifiuti approvato lo scorso giugno prevede infatti, per quanto riguarda gli inceneritori, un significativo esubero tra la capacità autorizzata nel 2010 (per il totale dei rifiuti inceneriti) e i quantitativi di rifiuto urbano residuo previsti al 2020.

Tale programma prevede inoltre che, entro 12 mesi dall’approvazione del Programma stesso, saranno definiti criteri ed indicazioni riguardo alla progressiva e graduale dismissione di impianti di trattamento del rifiuto urbano residuo non più necessari ai fini del mantenimento dell’autosufficienza regionale, tenendo conto anche delle prestazioni tecnologiche e ambientali degli impianti stessi.

L’autorizzazione rilasciata a Silea Spa, che di fatto spalanca le porte del territorio lecchese all’import di rifiuti, a nostro giudizio non è coerente oltre che con il Programma Regionale di Gestione dei Rifiuti nemmeno con la decisione presa dalla Regione Lombardia di ricorrere alla Corte Costituzionale per questione di legittimità costituzionale dell’’ART. 35 del D.L. 12 SETTEMBRE 2014, N. 133, convertito, con modificazioni, in legge n. 164/2014 (il famigerato “SbloccaItalia”), che prevede l’individuazione di un sistema integrato nazionale di gestione dei rifiuti urbani e assimilati mediante impianti di incenerimento ovvero la possibilità che in Lombardia possano arrivare rifiuti da incenerire da altre regioni vanificando gli sforzi dei cittadini lombardi nel miglioramento della raccolta differenziata e nella diminuzione di rifiuti prodotti.

Alleghiamo, infine, il testo integrale dell’interpellanza.

Il futuro economicamente e ecologicamente sostenibile per la Provincia di Lecco: predisporre un piano per la dismissione progressiva dell’inceneritore di Valmadrera

Logo Rete_RZLAbbiamo appreso dalla stampa lecchese che Silea SpA presenterà a breve il progetto preliminare per la realizzazione del teleriscaldamento, un progetto del costo di 50 milioni di euro per un bacino di utenza di circa 20.000 abitanti dei tre Comuni interessati: Valmadrera, Malgrate e Civate. Per quanto riguarda Lecco non sono stati comunicati al momento dati precisi. La decisione finale tuttavia secondo l’articolo 42 del TUEL spetterebbe ai Comuni soci che dovrebbero essere chiamati ad esprimersi in merito nei rispettivi Consigli Comunali. Ricordiamo a tal proposito a Sindaci e cittadini che il costo complessivo del progetto sarà distribuito su tutti i 342.000 abitanti dei Comuni soci partecipati di Silea SpA.

Il teleriscaldamento alimentato da rifiuto urbano residuo, sistema che appariva più efficiente rispetto alle caldaie condominiali alla fine del secolo scorso, sistema non immune tuttavia da alcuni svantaggi come l’eccessiva dispersione di calore durante il tragitto tra la centrale e i luoghi da riscaldare e il costo più elevato per i consumatori rispetto al riscaldamento a metano, oggi fortunatamente è stato reso più sostenibile per l’ambiente, in quanto impiega per le centrali risorse rinnovabili: energia solare, idroelettrica, geotermica, marina ed eolica (sperimentazione di Amburgo fatta dalla E.ON).

Oltretutto il teleriscaldamento alimentato attraverso incenerimento di rifiuti contrasta apertamente con la D.c.r. 3 dicembre 2013 n. X/209 “Risoluzione inerente al programma regionale di gestione dei rifiuti (PRGR)”, che definisce, tra le altre cose, quanto “[…] sia necessario approntare misure specifiche per affrontare il previsto – e già in atto – forte calo della produzione regionale del rifiuto urbano residuo, attivando un programma progressivo di dismissione degli impianti di incenerimento. […]”; l’intento pertanto di Regione Lombardia è chiaramente quello di procedere ad un graduale “decommissioning selettivo”, ossia una progressiva dismissione degli impianti di incenerimento a più basa performance energetica e ambientale e la cui capacità risulti in esubero rispetto al fabbisogno di rifiuto urbano prodotto in Lombardia”.
La ratio quindi di tale risoluzione non è certo quella di promuovere un revamping degli inceneritori, ma al contrario portare, attraverso le strategie di riduzione graduale del Rifiuto Indifferenziato, alla dismissione
degli stessi.

Il progetto di teleriscaldamento proposto da Silea, alimentato attraverso inceneritore, non può che apparire dunque anche agli occhi dei meno esperti come l’ultimo disperato tentativo della società di giustificare sul territorio lecchese la presenza di un impianto d’incenerimento destinato alla chiusura e a volerne ostinatamente continuare il funzionamento unicamente al fine di ammortizzare gli ingenti investimenti richiesti. Tale scelta però costringerebbe i cittadini della Provincia di Lecco a produrre rifiuti in quantità adeguata al forno per i prossimi venti/trent’anni, anziché stimolarli a pratiche virtuose di contenimento e riduzione degli stessi.

Questa controtendenza negativa di produzione rifiuti della Provincia di Lecco, infatti, è purtroppo già avvertibile sul territorio ed è dimostrata dai dati dell’osservatorio della provincia di Lecco che indicano una media di rifiuto residuo nettamente superiore ai dati di altre Province lombarde, dove grazie a semplici accorgimenti organizzativi della strategia RZ, quali per esempio l’introduzione della tariffazione puntuale, sono stati raggiunti livelli virtuosi inferiori a 100 kg/ab* anno.

Attualmente gli abitanti della provincia di Lecco producono 52.453 tonnellate di Rifiuto urbano residuo, che viene avviato ad incenerimento, pari a 153 kg/ab* anno. I livelli di Raccolta Differenziata quindi sono a nostro avviso sicuramente di gran lunga migliorabili e anche la produzione di rifiuti indifferenziati prodotti potrebbe grazie all’introduzione della tariffazione puntuale facilmente scendere ulteriormente.
L’impianto Silea risulterebbe a questo punto evidentemente sovradimensionato con le sue 123.000 tonnellate annue di capacità industriale installata, carico termico di 93.000 tonnellate autorizzate.

lrz_logoCi piace citare a questo proposito l’esempio di un consorzio virtuoso in Italia che ha aderito alla strategia Rifiuti Zero: il consorzio Contarina, 50 Comuni della Provincia di Treviso, 554.000 abitanti.
Svolgendo efficacemente le proprie attività e i propri servizi, Contarina è da anni ai primi posti in Italia e in Europa nella raccolta differenziata, basti pensare che nel 2013 sono stati raggiunti risultati di eccellenza a livello europeo con una percentuale media di RD attestata all’85%, ma soprattutto riducendo la produzione di rifiuto secco procapite a soli 53 kg annui, con l’impegno di arrivare, in dieci anni, a 10 Kg abitante/anno.
Applicando i dati che il Consorzio Contarina si è prefissato di perseguire alla realtà lecchese otterremmo un risultato pari a 3.420 t/anno di rifiuti indifferenziato, che risulterebbe essere molto più in linea col modello di economia circolare dettato dalle direttive europee rispetto ai tonnellaggi attualmente prodotti, rendendo economicamente svantaggioso e praticamente inutile l’utilizzo di incenerimento e di teleriscaldamento alimentato da RUR.

Ricordiamo a questo proposito che la Commissione Europea Ambiente ha dichiarato recentemente di voler proporre per il 2015 obiettivi ancora più ambiziosi del 70% di recupero materia. La stessa Commissione ha anche proclamato più volte che il recupero di materia dal residuo è sempre preferibile al recupero di energia per i ben noti motivi di inquinamento ambientale e sanitario, ma soprattutto per motivi prettamente economici. Sappiamo tutti, infatti, che l’Europa sta affrontando una gravissima crisi di scarsità di materie prime. Bruciare risorse preziose quali le plastiche miste, dall’estrusione delle quali ormai la nostra industria manifatturiera è in grado di produrre manufatti di notevole pregio, (ES: scocche dei motorini della Piaggio) è un gesto non solo sconsiderato, ma addirittura antieconomico.

Alla luce di quanto sopra riportato, ci rendiamo disponibili ad aprire un tavolo di discussion congiunto, che coinvolga Silea SpA e tutti i Comuni soci per collaborare a perseguire insieme il risultato sopra esposto nell’interesse della comunità e dell’ambiente.

(Testo tratto dal Comunicato Stampa di Rete Rifiuti Zero Lombardia)

“Silea dia ascolto alle istanze del territorio e del Coordinamento per la salute. Sono necessari controlli più approfonditi”

La notizia dell’istituzione di un coordinamento per la salute da parte dei cittadini di Civate con la partecipazione di associazioni ambientaliste è per noi motivo di grande soddisfazione, segno che le coscienze civiche tese alla salvaguardia della salute e dell’ambiente sono vive. Condividiamo totalmente le preoccupazioni espresse da cittadini e amministratori comunali sui rischi per la salute e l’ambiente.
La partecipazione diretta dei cittadini è la linfa vitale della democrazia e non può essere liquidata da superficiali affermazioni da parte di Silea Spa, che a voce del Dott. Colombo su La Provincia del 19/12/2014 dichiarava: “Esistono già gli organismi di partecipazione c’è inoltre un comitato tecnico: siamo un azienda e dobbiamo anche lavorare”. Affermazioni assai preoccupanti da parte di chi si occupa di gestire i beni comuni ed è per legge sottoposto al controllo di cittadini ed Amministratori Comunali, quasi che le loro legittime preoccupazioni siano d’intralcio.

Ci auguriamo che l’amministrazione di Civate vada oltre la mozione recentemente approvata e si faccia promotrice presso l’ARPA di maggiori ed approfondite analisi dei terreni comunali circostanti l’inceneritore e lungo il percorso dei fumi del camino al fine di verificare la presenza di diossine, metalli pesanti e polveri, utilizzando il metodo di indagine delle ricadute degli inquinanti chiamato “AERMOD”, indicato sia dall’EPA (Environmental Protection Agency americano) che dall’Università di Firenze come miglior il metodo per le analisi emissive legate ai forni inceneritori.
A tale analisi è doveroso abbinare un’indagine epidemiologica avvalendosi della collaborazione dell’ASL al fine di accertare gli effetti della presenza dell’inceneritore e del consistente traffico veicolare verso il forno sulla salute dei cittadini residenti nei comuni di Valmadrera, Civate, Suello, Galbiate e Malgrate, attraversati dai fumi dell’impianto e colpiti dall’incremento del passaggio di veicoli pesanti verso l’impianto Silea.

Non ci accontentiamo dei controlli sulle emissioni giornaliere, che possono essere anche “a norma di legge”, quello che ci preoccupa è l’effetto dell’accumulo nei terreni dei vari inquinanti, diossina e metalli pesanti compresi, nel corso di oltre tre decenni di attività continuativa del forno inceneritore.
Se dovesse risultare che l’inceneritore non ha avuto effetti sulla salute e sull’ambiente saremo i primi a riconoscerlo e ad esserne lieti, ma non esulerebbe i nostri amministratori dal trovare soluzioni meno costose alla gestione dei rifiuti, che come sosteniamo da anni, possono diventare un’opportunità anziché un problema da incenerire o sotterrare.

E’ nostra intenzione aprire un dibattito pubblico e nelle sedi istituzionali a riguardo del progetto di teleriscaldamento. Un investimento da 50 milioni di euro, in una tecnologia ormai superata e che ha dimostrato tutti i sui limiti, che legherà indissolubilmente il territorio all’importazione di rifiuti per alimentare il forno, vanificando di fatto le buone pratiche di riduzione dei rifiuti prodotti, di riuso e riciclo dei materiali.
Un territorio lecchese senza inceneritori e discariche è invece possibile, così come è possibile una gestione dei rifiuti meno onerosa dal punto di vita delle bollette e degli impatti su salute ed ambiente.

Nel corso della campagna elettorale per Lecco 2015 ci faremo promotori di un progetto e di una proposta innovativa che sottoporremo a cittadini ed amministratori, alla luce della preponderante partecipazione societaria del comune di Lecco in Silea Spa. Progetto che attueremo qualora i cittadini ci conferissero il mandato a governare la città.

MoVimento 5 Stelle Lecco – Ballabio e Valsassina – Bellano – Casatenovo – Calolziocorte – Colico – Galbiate – Mandello del Lario – Merate