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Lettera aperta agli amministratori lecchesi

Cari amministratori lecchesi e cari concittadini,
dopo i recenti arresti riteniamo che non ci sia posto per lo sbigottimento e l’incredulità in un territorio come quello lecchese e lombardo, dove, da oltre due decenni erano evidenti i segni di una costante ed inesorabile infiltrazione mafiosa che permeava parte del tessuto economico e sociale, arrivando fino agli apparati istituzionali, con la compiacenza della politica e ripercorrendo il medesimo schema attuato in altri comuni lombardi recentemente sciolti per mafia.
Le cronache giudiziarie di questi anni dimostrano quanto anche il nostro territorio, come larga parte di quello lombardo, sia funestato da eventi malavitosi e come sia sempre più evidente l’inefficacia della politica nell’affrontare, contrastare e sradicare il fenomeno mafioso.
Il fatto che il consigliere comunale Ernesto Palermo, ritenuto dagli inquirenti “organico” all’organizzazione mafiosa, abbia avuto accesso agli atti di governo della città, getta inevitabilmente delle ombre su tutte le decisioni prese da questa amministrazione. Certe affermazioni del consigliere creano seri interrogativi anche sulle amministrazioni del passato, o per meglio dire con parole dello stesso Palermo, di “quando c’era Franco” (Coco. ndr).
Lo sbigottimento dovrebbe esserci nel riscontrare che ancora una volta la politica non abbia saputo affrontare di petto e soprattutto per tempo i numerosi indizi di collusione con le realtà criminali.
Da anni l’associazione di cittadinanza attiva Qui Lecco Libera denuncia la presenza concreta e reale di fenomeni di infiltrazione mafiosa; tuttavia si è preferito non affrontare direttamente la questione, relegando gli eventi ad accadimenti marginali, oppure negandone addirittura l’esistenza sul territorio, ritenendo le mafie manifestazioni sociali circoscritte all’area del sud Italia. Questo, si, ci lascia sbigottiti e sgomenti.
Se a livello parlamentare il tandem Partito Democratico – Forza Italia è riuscito a far approvare alla Camera il depotenziamento delle pene comminate nel reato di voto scambio politico-mafioso disciplinato dall’articolo 416ter, chi vive quotidianamente le vicissitudini del territorio come gli amministratori locali, non può assolutamente permettersi di far prevalere logiche politiche ed elettorali rispetto ad una realtà incalzante e deprecabile come la diffusione capillare di reati riconducibili ai clan mafiosi.
Ridurre le pene equivale a complicare ulteriormente l’iter di condanna per la “messa a disposizione” del politico nei confronti del mafioso prima di ottenerne i voti. Come se non fosse sufficientemente difficile per i magistrati rilevare tali azioni delittuose. “La lunga trattativa Stato-mafia continua, ora in questo momento, in Parlamento, rendendo inoffensivo il 416ter”, come detto dai nostri portavoce di Camera e Senato.
Ci preme allora ricordare, a coloro i quali oggi si trincerano dietro i “non sapevamo” o ridimensionano l’accaduto parlando di “ingenuità”, le parole di Paolo Borsellino, che troppo spesso i politici dimenticano:
…c’è un equivoco di fondo: si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no! […] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be’ ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest’uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest’uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto.
E ancora: La lotta alla mafia […] non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
P.S: Sono di questi giorni i recenti provvedimenti del Parlamento volti a depotenziare uno dei pochi strumenti efficaci nel contrastare l’infiltazione della criminalià organizzata nelle istituzioni: il 416ter. ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/03/voto-di-scambio-annacquato-alla-camera-ridotte-pene-e-punibilita/937922/ )
Cordiali saluti,
MoVimento 5 Stelle Lecco

Basta ambiguità sul servizio idrico. Sia rispettata la volontà dei cittadini.

Questa nel seguito la nostra lettera aperta quale nostra posizione sul tema in oggetto.

Buona lettura.

In questi giorni la Lega Nord locale, per voce del suo “commissario provinciale designato”, ha preso posizione sulla questione che riguarda l’affidamento del Sistema Idrico Integrato nella nostra provincia, facendo seguito alle numerose dichiarazioni del Sindaco di Merate. Sulle testate online è stato fatto addirittura un parallelo tra la posizione del carroccio e quella del Comitato Lecchese Acqua Pubblica.M5S - firme H2O Lecco 01

Dal momento che in questo paese la memoria storica fa difetto, riteniamo doveroso rinfrescare quella dei cittadini lecchesi. Prima del referendum sull’ acqua del 2011, la Lega insieme al PDL, suo alleato di governo nazionale e regionale consigliava i cittadini “di fare una gita al mare”, dando tardive indicazioni ai suoi elettori attraverso l’allora capogruppo alla Camera Reguzzoni: «Lasceremo libertà di coscienza sui 4 quesiti».

Non dimentichiamo le posizioni ben precise di alti esponenti del “Fu” PDL. Carlo Giovanardi attaccò a tutto campo i Referendum, definendoli un «guazzabuglio che non ha nessun legame con le questioni di merito» e «una presa in giro degli elettori». L’allora sottosegretario alle politiche per la famiglia disse: «Non vado a votare, siamo alle comiche finali». Bossi, allora capo indiscusso, decideva anch’esso di non andare a votare.

Contemporaneamente il MoVimento 5 Stelle, nato anche per dare voce nelle sedi istituzionali alle istanze della cittadinanza a tutela dei beni comuni, facendo dell’acqua pubblica una sua stella, appoggiava incondizionatamente i 4 referendum organizzando banchetti a supporto del Comitato Referendario al fine di sostenere e contribuire alla vittoria di una battaglia civile di immenso valore  tangibile per tutti i cittadini italiani.il mio voto

Purtroppo le vicende di questi ultimi mesi tradiscono le istanze dei cittadini lecchesi, perché il PD, oggi al governo di molti importanti comuni del nostro territorio, primo fra tutti Lecco, ha assunto una posizione a dir poco ambigua, concretizzatasi nella creazione di Idroservice Srl quale soggetto preposto a gestire il servizio idrico integrato. Del resto il loro nuovo segretario nazionale Renzi si è apertamente schierato per la privatizzazione dell’acqua su scala nazionale.

Ricordiamo che la decisione di affidare il servizio idrico integrato ad Idroservice Srl oltre a non rispettare pienamente l’esito referendario, delinea un quadro di potenziale illegittimità in quanto tale soggetto, essendo controllato da Lario Reti Holding, è ancor oggi privo del requisito essenziale del “controllo analogo”. L’assetto attuale e quello futuro mettono di fatto l’acqua sul mercato, facendola diventate mezzo per il conseguimento di utili. Ciò che conta sono le azioni concrete e le volontà politiche: a Lecco sull’acqua si fanno e si faranno profitti calpestando l’esito referendario.

La volontà politica degli amministratori locali è stata quella di non prendere in considerazione l’unica proposta pienamente rispettosa dell’esito referendario, formulata del Comitato Lecchese Acqua Pubblica e da noi pienamente supportata: la creazione di un’Azienda Speciale consortile di diritto pubblico direttamente controllata dai Comuni e dotata di tutti gli strumenti di partecipazione e controllo per i cittadini, permettendo una gestione realmente partecipata e trasparente dell’acqua, ponendola fuori dal mercato.

Ci auguriamo che in Consiglio Provinciale in cui la Lega è maggioranza assieme a quel che resta del PDL, renda concreto quanto i suoi esponenti dicono e promettono a livello locale. Basta con l’ambiguità sull’acqua ed i beni comuni, è tempo di rispettare la volontà popolare: con l’acqua non si devono fare profitti. L’acqua deve rimanere fuori dal mercato.