Mobilità

Mobilità e viabilità cittadina

La viabilità cittadina è stata travolta, come da un ciclone, dagli interventi effettuati con puntuale incapacità ed inefficienza dall’Amministrazione uscente. Tutti gli interventi effettuati sono criticabili ed andranno rivisti.

Le strade ed i marciapiedi, già oggetto di incuria e sporcizia, si sono spesso trasformati in autentiche trappole per i cittadini lecchesi. Muoversi per Lecco è diventato problematico ed ha richiesto troppa pazienza.

Gli intasamenti si sono succeduti e la precarietà ha contraddistinto gli spostamenti in Città, in tutta la Città, non avendo risparmiato né il Centro Storico né i rioni. In Centro hanno imperversato le ZTL che non favoriscono né il passeggio e, quindi il commercio, né lo scorrimento veicolare. Sono una mezza soluzione tra isole pedonali e strade a normale scorrimento. Mezze soluzioni che si trascinano dietro privilegi, incomprensioni, interpretazioni e, soprattutto, sanzioni. Sembrano ideate solo per queste ultime, per fare cassa. I casi di Via Balicco e di Piazza della Stazione ne sono l’esempio più eclatante.

Noi siamo per il preservare il “salotto buono” del centro di Lecco, compreso tra Via Cattaneo e Via Mascari fino a Piazza Garibaldi, dal traffico veicolare trasformandolo in una autentica passeggiata pedonale, senza rischio, per i cittadini, di essere urtati o travolti mentre si soffermano di fronte ad una vetrina. Siamo quindi per il ripristino, in queste aree, dell’isola pedonale e per l’eliminazione delle altre ZTL.

Nei rioni, poi, gli interventi a pioggia fatti a colpi di sensi unici e di zone 30 si sono rivelate autentiche armi letali per residenti e commercianti costringendo a mobilitazioni di massa e raccolte firme, ovviamente inascoltate.
Già con le precedenti Amministrazioni e gli Uffici preposti avevano mostrato tutti i propri limiti gestionali e propositivi. In questi anni, poi, stimolati da Amministratori inadeguati hanno avuto libero ed incontrollato sfogo nel mostrare il peggio di loro stessi. Occorre prevedere, da subito, un corso formativo su come organizzare, indirizzare e dirigere il traffico per abbinare sicurezza a scorrevolezza.

Ripristineremo l’accesso al piazzale della Stazione, consentendo la salita e discesa dalle auto di viaggiatori. La “fermata” sarà monitorata dal sistema di videosorveglianza e sarà consentita per un breve intervallo di tempo oltre il quale scatterà la sanzione.
Per i bus in attesa verranno individuate delle aree di sosta nelle vicinanze della stazione. Le ipotesi allo studio per il realizzo di una autostazione in prossimità delle linee ferroviarie sono molteplici: le piazzole nel parcheggio aperto delle Meridiane, le aree limitrofe alla rotonda in Via Balicco, l’area interna al complesso ferroviario, se sarà possibile un accordo con le Ferrovie, senza dimenticare Via Sassi.

Verrà creata la figura del “Mobility Manager” cittadino cui verrà delegata la redazione di un piano della mobilità, avvalendosi delle risorse e competenze messe a disposizione degli uffici tecnici preposti, che si interfaccerà con il “Forum della Mobilità Sostenibile” che verrà creato e fungerà da luogo aperto di confronto e analisi.

Qualsiasi intervento dovrà mettere sempre e comunque al primo posto la sicurezza dei pedoni.

Ponte Vecchio

Il caso più eclatante, relativo ad interventi deleteri nel campo della viabilità, è sicuramente il caso Ponte Vecchio. Per procedere con la sostituzione di alcune lastre di pavimentazione e passerelle pedonali si è intervenuto con un lavoro inutile, ridondante e penalizzante. Come dire che si è intervenuti con il bisturi per curare un raffreddore.

Ci si è dimenticati delle caratteristiche orografiche di Lecco che è divisa, da lago e fiume, dalle via di accesso e collegamento con la grande viabilità regionale. Per essere chiari: al fine di raggiungere il capoluogo, Milano, è obbligatorio attraversare il fiume. Ed i ponti cittadini non abbondano.

Il Ponte Kennedy, già saturo, che si deve far già carico del traffico diretto ad est, ed il Ponte Manzoni direttrice per chi è diretto a sud oltre che collocato su una strada a rapido scorrimento come la SS36.

Il Ponte Azzone Visconti, meglio conosciuto come Ponte Vecchio, era un’alternativa importante per alleggerire il carico del traffico sugli altri due. La sua chiusura, molto confusa, ricca di contraddizioni e di improvvisazione, ha procurato, e sta procurando, numerosi disagi.

I cittadini lecchesi del Lazzaretto ed aree circostanti rivivono, in alcune ore della giornata, l’incubo che già vissero fino all’apertura dell’attraversamento negli anni ’90 e, cioè, quello di essere prigionieri nelle proprie case nei ripetuti momenti di punta. Inquinamento elevatissimo, vivibilità ridotta, Via Leonardo da Vinci spesso trasformata in una corsia autostradale per il carico di mezzi e la loro pericolosità.

Situazione analoga vivono gli abitanti malgratesi della zona del Porto e che si ripete in ingresso ed uscita dal Ponte Manzoni; con la Amministrazione di Pescate, schierata con i cittadini, nel protestare e nel denunciare l’ignominia dell’intervento fortemente voluto, contro tutti e tutto, dalla uscente Amministrazione lecchese. Un arrogante atto d’imperio.

A nostro giudizio la viabilità sul Ponte Vecchio va ripristinata nei due sensi di marcia completando la rotonda nel Comune di Galbiate. Il traffico sul Ponte Vecchio dovrà essere interdetto ai mezzi pesanti e/o di grosse dimensioni. Questa soluzione richiede di trovare una diversa modalità di passaggio a pedoni e ciclisti. Considerando che l’opinabile parere della Sovraintendenza ha impedito il ripristino delle precedenti passerelle, regalandoci, in compenso, quegli orribili parapetti che hanno deturpato il ponte e la sua storica architettura, occorre trovare soluzione diversa.

Noi abbiamo individuato un paio di soluzioni, a basso costo, rapidamente realizzabili, che colleghino effettivamente le ciclabili e pedonabili già esistenti sul territorio di Lecco e su quello di Pescate, realizzando un autentico circuito di passeggio a lago.

La prima prevede il rendere usufruibile la parte inferiore del ponte ferroviario in acciaio, localizzato ad un centinaio di metri di distanza. Una soluzione che richiama molte simili esecuzioni realizzate in molti Paesi europei e mondiali, USA in particolare. Per questa soluzione ci confronteremo ed attiveremo con le Ferrovie. La seconda soluzione, alternativa alla prima, prevede il realizzo di una passerella pedonale e ciclabile, a struttura metallica leggera, architettonicamente armonica, come se ne vedono tante sui fiumi svizzeri, austriaci, tedeschi e di altri Paesi centro-europei. La passerella potrebbe essere realizzata a ridosso del Ponte Azzone Visconti che usufruirebbe del vantaggio di poter essere ammirato e fotografato dai turisti senza pericoli, e congiungere direttamente le esistenti piste pedonali e ciclabili lungo l’Adda.

Entrambe queste soluzioni prevedono investimenti limitati ed inferiori agli inutili interventi per le piote di Corso Matteotti o per la ciclabile nel nulla di Via Adamello.

Mobilità ciclabile e passerelle

Il nostro indirizzo sarà quello di rendere più vivibile ed umana la nostra Città. Siamo pertanto favorevoli ad un incremento e sviluppo delle piste ciclabili e pedonali cittadine.

Il loro realizzo e sviluppo dovrà però essere armonico con il tessuto urbano e l’orografia della Città. Dovrà essere un plus per meglio vivere la Città, una opportunità di turismo, di sport e di passeggio, ma senza essere penalizzante rispetto al traffico veicolare il cui flusso e scorrevolezza dovranno essere mantenuti e garantiti.

Lecco vuole essere una Città vivibile per tutti i suoi cittadini, di qualsiasi età e condizione fisica, pertanto non ci si può dimenticare delle sue caratteristiche orografiche, che non sono quelle di una città della bassa padana ove l’utilizzo delle biciclette è più facilmente accessibile a tutti.

Le piste ciclabili, per avere senso e fruibilità, e non rimanere interventi a sé stanti, dovranno essere tra loro collegate in anelli, a loro volta accessibili e collegabili. Il superamento di vincoli di traffico potrà essere realizzato attraverso il realizzo di idonee passerelle di collegamento.

Il servizio di Bike Sharing andrà opportunamente ripensato, alla luce degli elevati costi finora sostenuti a fronte di uno scarso ed inefficiente utilizzo. Interpelleremo i lecchesi sulla reale necessità del servizio così come oggi è concepito, proponendo una soluzione assai meno onerosa, che agevoli ed incentivi la mobilità ciclabile senza gli attuali costi esorbitanti che si configurano come un autentico spreco di denaro pubblico.